Esplorando luoghi misteriosi in moto con la mia Yamaha tt 600

Vado in moto da quando ero ragazzino, Aprilia Tuareg Rally 125, Suzuki DRS 650, Yamaha TDM 850, Honda CBR 600 poi, per 15 anni, sono rimasto senza moto.

Se da un lato mi mancava l’oggetto fisico, dall’altro la voglia, il desiderio e la passione sono sempre rimaste sopite dentro di me pronte a riesplodere.

Così è successo che una sera, così per caso, entro dentro ad un capannone e la vedo: Yamaha TT 600 l’enduro che desideravo quando ancora non ero maggiorenne…

Mi sento bene quando vado in moto: l’aria, il contatto diretto con la strada, il rumore cupo, profondo, cattivo del motore, il sole, le accelerazioni, gli sterrati.

Il TT 600 è old style, vintage. Snella, nervosa, elegante ed armoniosa nelle forme, minimalista. La mia è una moto del 1991, elettronica pari a zero, strumentazione ridotta all’essenziale, avviamento a pedivella. Ecco, su quest’ultimo aspetto potrei aprire un capitolo a parte. Per avviare il motore occorre abbassare con il piede una grossa leva, non basta pigiare un pulsante sul manubrio. Facile in teoria, più difficile in pratica. Occorre sintonizzarsi con lo spirito del motore, sentire quell’istante in cui devi spingere più forte, un click, un atto intimo e di reciproca conoscenza con la moto che ti permette di accenderla.

La moto da sempre mi ha tirato fuori da situazioni difficili; non intendo solo strade fangose, apparentemente senza via di uscita, intendo anche circostanze esistenziali buie, cupe.

L’esercizio più Zen che faccio, più meditativo è proprio quello di andare in moto: sono concentrato sul qui ed ora, sul presente mentre osservo, oltre al panorama, l’orizzonte, il futuro che non esiste ancora ma che presto arriverà.

Certo, il mio approccio da motociclista non è più quello di vent’anni fa. Guido rilassato, con calma, tranquillo anche se, ogni tanto spalanco il gas per godermi attimi di adrenalina quando la potenza del monocilindrico si scatena.

Una moto insolita per i miei itinerari insoliti alla ricerca di luoghi misteriosi.

Con la mia Yamaha TT esplorerò questi itinerari cercando strade alternative, magari difficili, rudi, lasciandomi guidare da flusso come un flaneur motorizzato.

Perché in fondo, la moto, almeno per me, è un grande archetipo, un simbolo, come lo era il cavallo per i cavalieri.

Ieri sono stato a Saletta di Costanzana, avevo un vecchio debito con questo posto. Lo spiego nel video.

Per il resto potrete seguire le mie avventure in moto:

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Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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