Il drago delle Alpi a Gressoney

La Valle di Gressoney detta anche Valle del Lys, prende il nome dal torrente Lys, il quale ha origine dall’omonimo ghiacciaio alle pendici della grande catena del Monte Rosa e dal centro principale di Gressoney St. Jean.

Osservando i ghiacciai è suggestivo pensare che tra di essi viva, almeno secondo la leggenda, il drago delle Alpi, conosciuto anche con il nome di Tatzelwurm, considerato tra gli esseri più misteriosi ed inquietanti nella tradizione di matrice medievale dei draghi.

Tatzelwurm che in tedesco significa “verme con le zampe, deriva molto probabilmente dalle antiche tradizioni storiche dei Walser.

Sul leggendario Drago delle Alpi è stato scritto molto e ovviamente è ben difficile scindere il mito dalla realtà e trovare qualcosa di reale nel mito. Ma atteniamoci a ciò che narrano leggenda e tradizione popolare intimamente legate alla valle di Gressoney.

Secondo queste fonti la misteriosa creatura avrebbe l’aspetto di un enorme lucertolone, che, a seconda degli avvistamenti, presenta due o quattro zampe, con una lunghezza che varia dai settanta centimetri al metro e mezzo. 

Gli artigli del Drago delle Alpi sono squamosi ed affilati, la testa tonda con grandi occhi e orecchie sporgenti.

Naturalmente il Tatzelwurm ha poteri soprannaturali come la capacità di uccidere con il solo sguardo, il fiato e l’odore.

Sono numerosi gli abitanti delle Alpi che giurano e spergiurano di averlo avvistato. Ma non solo, essi ne avrebbero anche ascoltato lo strano e possente suono: una sorta di urlo simile a una sirena, prolungato, potente e inquietante.

La strana creatura si mostrerebbe di più in primavera mentre in inverno gli avvistamenti sono pressoché nulli, forse perché l’animale leggendario riposa in letargo come tutti i suoi normali parenti rettili.

C’è di più perché il Drago delle Alpi, fu il protagonista di un articolo giornalistico datato 1971 apparso sulla rivista “La Notte”. Nel servizio il giornalista affermò di aver individuato niente meno che la tana segreta della creatura e, in seguito a tale scoperto, organizzò una spedizione per stanare la creatura. Peccato che l’intraprendente cronista fu osteggiato dagli abitanti locali che gli impedirono di portare a termine il suo progetto e di conseguenza il suo scoop giornalistico.

Nel 1934 un certo signor Balkin rese pubblica la fotografia di un Tatzelwurm che però si rivelò essere una falso creato ad arte anche in maniera piuttosto grezza.

Agli inizi del Novecento, Carlo Amoretti scrisse sulla “serpentina” un grosso lucertolone con due o quattro zampe che succhiava il latte direttamente dalle mammelle delle mucche. Amoretti offrì anche un premio in denaro a chi gliene avesse portato un esemplare.

Gli scettici, appellandosi alla mancanza di prove oggettive, da sempre mettono in dubbio l’esistenza del Drago delle Alpi, spiegando i vari avvistamenti e le testimonianze come invenzioni, declinazioni folcloristiche e leggendarie oppure appellandosi all’ipotesi di incontri con serpenti non riconosciuti dagli osservatori.

Tuttavia gli avvistamenti risultano davvero numerosi, forse troppo.

Lo studioso Jakob Nicolussi ipotizzò che il Drago delle Alpi potesse essere un animale reale imparentato con gli elidermi americani.

Un altro studioso, Bernard Heuvelmans, affermò che poteva trattarsi di un sauro con zampe poco sviluppate o del tutto assenti come per esempio gli orbettini.

Il criptozoologo Ulrich Magin che ha raccolto, nel corso dei suoi studi, qualcosa come quaranta avvistamenti dal Settecento ad oggi, ritiene che l’essere sia una sorta di anfibio simile alla salamandra gigante della Cina o del Giappone.

Molti degli avvistamenti potrebbero ricondursi ad animali come la lucertola ocellata che può arrivare a ottanta centimetri o il colubro lucertino un serpente che raggiunge facilmente i due metri.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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