Fotografando – Passeggiate nel Mistero a Torino

Ieri sono stato a Torino per realizzare le immagini che serviranno come appendice fotografica per il mio libro.

No, non è stata una uscita normale a Torino come ne ho fatte a migliaia. Si è trattato di un’esperienza speciale perché si è verificata nel periodo covid-19 dove, come tutti sappiamo, sono in vigore particolari restrizioni.

Ho deciso di realizzare il mio lavoro in un’unica giornata, cosa che prima non avrei mai pensato.

Ecco il diario della giornata a Torino…

Sono arrivato relativamente presto, alle 8:30 del mattino, al primo punto che mi ero prefissato per iniziare: il Monte dei Cappuccini.

Strade praticamente deserte, poche auto, pochi pedoni. Non che non ci fosse proprio nessuno ma abituato ad una Torino densa e viva fin dal mattino, ho avuto una sensazione di vuoto.

Percezione che si è amplificata osservando la città dall’alto, da quel punto panoramico. L’ultima volta che ci ero stato al Monte dei Cappuccini, era la sera del 31 dicembre verso mezzanotte, non ero riuscito nemmeno a salire per la strada.

Ricordo ancora le persone che camminavano con al seguito bottiglie e bicchieri per il brindisi di fine anno. Se ci penso adesso mi vengono i brividi: non sapevamo ancora a cosa andavamo incontro.

Cielo nuvoloso, mattino fresco. Dal mio punto panoramico sento l’odore di Torino, del Po. Sì perché le città sono un po’ come le case: ognuna ha un suo aroma che è il mix di tutti gli elementi urbani: dai fiumi ai parchi, dalle strade alle case. 

Scendo verso la Gran Madre e parcheggio l’auto lì dietro. Il percorso della giornata sarà lungo, l’ho messo in conto, ma desidero il contatto fisico con Torino, con la fatica dei miei passi desidero entrare in sintonia con il suo spirito. Deve essere un’esperienza lenta, non mi interessa la velocità, rivoglio i miei spazi, i miei tempi torinesi.

Accanto al parcheggio c’è una casa in ringhiera dal colore rosa. Non so perché ma mi piace, mi attira, avverto come un senso di intimità.

Arrivo fin davanti alla chiesa e la saluto. Il cancello è chiuso, non posso salire come facevo sempre. Fisso le due statue, la Fede e la Religione, inquadro e scatto. 

Mi giro verso piazza Vittorio.

Percorro a piedi il ponte e mi infilo ai Murazzi.

Ci sono graffiti sui muri e vecchi manifesti.

Ecco, quei cartelli, quelle scritte, quei manifesti che riportano eventi rimasti congelati e mai realizzati poco prima che si bloccasse tutto per la pandemia, sono come una fotografia, una macchina del tempo.

Alcune papere stanno nuotando nelle acqua del fiume, sono tranquille, l’acqua sembra più limpida, ha un colore diverso.

Risalgo in piazza Vittorio.

Cerco una inquadratura tra un lampione e la sagoma della Mole che spunta tra i palazzi.

Mi sento minuscolo in quello spazio immenso dove sono praticamente solo a parte alcuni passanti a spasso con i cani.

Bar chiusi, locali non ne parliamo. Mi avvolge una emozione contrastante tra lo sconforto e il riappropriarsi di una dimensione più intima con Torino. Questa sensazione non mi abbandonerà per tutta la giornata.

Passo da Palazzo Nuovo per andare alla Mole.

Quelle vie, Verdi e Sant’Ottavio, che ricordo sempre colme di vita ed energia, mi appaiono come fantasmi. Qui mi commuovo e mi viene quasi da piangere.

Ma non voglio arrendermi, Torino si sta solo riprendendo, non è morta, tornerà a vivere e splendere, ne sono certo.

La mia certezza si acuisce davanti alla Mole, immensa, buca le nuvole in cielo. Se Antonelli è riuscito a fare stare su quel simbolo, possiamo riprenderci da qualsiasi cosa.

In fondo a via Montebello una signora anziana e una giovane si incontrano. È da tanto che non si vedevano. Da lontano si salutano, si scambiano frasi affettuose. penso che siano entrambe contente per il fatto di vedersi: significa che sono vive.

Ecco, quelle due donne è come se, per me, in quel momento fossero state le due anime di Torino, una giovane e l’altra vecchia, che si incontrano e proseguono avanti assieme.

Ho girato per corso San Maurizio fino in via Giulia di Barolo per meravigliarmi ancora una volta davanti alla forma impossibile della Fetta di Polenta un’altra costruzione progettata dall’Antonelli.

Questo architetto mi è sempre piaciuto perché amo le persone eccentriche fuori dagli schemi e  perché ci ha insegnato che con la fantasia e l’ingegnoo nulla è impossibile, il pensiero si trasforma in materia.

Mentre attraversavo corso San Maurizio ho parlato con un signore. Faccio sempre finta di essere un turista o un perfetto finto tonto e inizio a chiedere indicazioni, di solito ho fortuna e vengono fuori storie straordinarie.

L’uomo in questione mi ha detto che nella Fetta di Polenta lui ci è stato per consegnare un materasso che hanno dovuto piegare perché non ci passava dalle porte interne.

In piazza Carlina, la piazza che non esiste, c’era un baccano infernale: stavano tagliando l’erba nelle aiuole.

Mi sono guardato attorno pensando che in una di quelle case ci abitava una specie di mago, esperto di pratiche magiche ed esoteriche e mi sono anche chiesto dove era il negozio della bella fioraia il cui fantasma, si dice, che si veda parecchie volte di notte per quelle strade.

Con via Po ho avuto sempre un rapporto speciale. Era deserta e niente bancarelle dei libri usati che per me sono un’istituzione. 

Mi sono goduto l’immenso spazio di piazza Castello. C’era il vento, come sempre.

Mi sono fermato, girato in ogni lato. Ho cercato di farmi inondare dall’energia positiva che viene emanata in quel luogo. 

Poi mi sono diretto verso il Duomo

e le Porte Palatine

dove il silenzio si è fatto irreale.

La vera sorpresa è arrivata a Porta Palazzo.

Al mercato c’era molta più gente ma tutti erano ordinati e l’accesso limitato.

Anche se in questo periodo è mutilata, l’energia che emana Porta Palazzo è qualcosa che mi ha sempre coinvolto e affascinato.

Qui sembra essere rimasto tutto fermo agli anni Cinquanta e Sessanta. E poi ci sono quelle case decadenti, anche sporche se vogliamo, ma che atmosfere, che intrecci di vita!

Ho percorso via Milano e tagliando vicino alla chiesa di San Domenico che un tempo fu a Torino sede dell’Inquisizione,

mi sono addentrato tra le vie del quadrilatero romano ricche di fascino e di storie del mistero, come via delle Orfane

dove si contano ben due importanti storie di fantasmi. 

La sagoma della basilica della Consolata mi ha confortato anche se, altro colpo al cuore, il Bicerin dove mi fermo sempre a prendere anche solo un caffè, era chiuso.

Ho raggiunto piazza Savoia, 

tagliato per via Corte d’Appello

per arrivare in via Garibaldi, irriconoscibile quanto era deserta.

Da qui mi sono addentrato per una delle mie due vie preferite: vie dei Mercanti via Barbaroux.

C’è un palazzo che sta esattamente sull’angolo di queste due vie. Avverto sempre una strana forza tra quelle mura, qualcosa che non so spiegare ed è meglio così perché non tutto va sempre e comunque spiegato. 

Piazza Palazzo di Città

Piazzetta Corpus Domini

Via Cappel Verde dove mi sono fermato sotto la casa di Enrichetta Neuman la donna esorcista di Torino.

Una volta arrivato in piazza Statuto ero stanchissimo. Il punto negativo di Torino.

Le gambe mi facevano male. Dovevo fare una pausa.  

E così è stato, sotto gli alberi dei giardini Lamarmora dove due anni fa vidi una ragazza passeggiare con al guinzaglio un maiale.

La passeggiata è ripresa fino ad arrivare a piazza Solferino davanti alla fontana Angelica ricca di simboli esoterici e massonici.

Poi a caccia delle tracce del diavolo nelle facciate dei palazzi.

In piazzetta CLN mi sono fermato qualche minuto davanti ai monumenti del Po e della Dora guardando verso la finestra dove è stata girata una scena di Profondo Rosso di Dario Argento.

Ci vuole un occhio particolare per guardare Torino.

Così ho fatto in piazza San Carlo dove per cogliere tutta la sua essenza mi sono messo davanti al monumento equestre con la prospettiva delle chiese gemelle che poi tanto gemelle non sono.

Se c’è una cosa che non sopporto sono gli edifici storici in mano alle banche. Certi palazzi dovrebbero avere miglior sorte, essere scrigni di cultura, aperti a tutti, non forzieri di soldi.

Il fascino di piazza Carlo Alberto è tutto parigino. Il palazzo della biblioteca mi ricorda un angolo di Parigi.

Il monumento equestre della piazza è strettamente collegato a quello di piazza San Carlo: stesso scultore. 

E poi il museo del Risorgimento e il palazzo dove il Cavour aveva il suo studio che fino a qualche anno fa era un ristorante, La Smarrita, dove amavo andare a mangiare.

Piazza Carignano è uno scrigno di eleganza.

Qui mi piace passeggiare soprattutto di notte per l’atmosfera data dalla luce soffusa dei lampioni.

Pochi passi e si arriva al Museo Egizio

anche se il posto più misterioso della zona si trova poco dopo: la chiesa di San Filippo Neri.

Da via Lagrange sono poi arrivato a Porta Nuova, stazione, porta di arrivo e crocevia di storie di vita. 

Tempo fa vidi un documentario sulla gente del Sud che arrivava a Torino a Porta Nuova.

Immaginate una persona che giungeva in quegli anni a Torino. Trovava subito lavoro, magari poi lo lasciava per aprire una attività in proprio, metteva su famiglia, abitava e faceva studiare i figli in città. Ma con sé portava un frammento del Sud che poi si sarebbe espando a Torino dando quella connotazione multi culturale che mi piace tanto.

Così, su un piccolo balcone, poteva darsi che qualcuno piantasse un pomodoro o qualche altro ortaggio proveniente dalla terra del Mezzogiorno.

Queste suggestioni penso che siano state molto vive a San Salvario, dove è proseguita la mia passeggiata.

Quartiere che adoro per la sua autenticità,per la sua eleganza e per il suo squallore. Una Torino nella Torino dove mi piace perdermi e lasciarmi trasportare dal flusso.

Da via Silvio Pellico, dove abitò Gustavo Rol, ho concluso la passeggiata lungo il Po guardando verso il castello del Valentino.

Sono tornato a piedi alla mia auto dietro alla Gran Madre.

Quindici chilometri e settecentoquarantasette, per l’esattezza, percorsi a piedi.

Una passeggiata di emozioni e di vita. 

Potete vedere il video diario della giornata su YouTube

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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