Miti e leggende della Val d’Aosta

Tra quelle montagne, nei piccoli borghi e tra le valli, questa terra conserva gelosamente miti, leggende ed archetipi che tentano di sopravvivere nel tempo.

Esaurire in un solo articolo la scoperta di questi elementi misteriosi sarebbe impossibile, tuttavia proverò a descrivere alcune storie che reputo curiose e interessanti…

L’ “ommo sarvadzo” è l’appellativo che i montanari e i contadini valdostani davano all’uomo selvaggio che potrebbe essere visto come un moderno Yeti.

In verità è una figura del folklore antichissima, presente in quasi tutte le culture montane, un mito senza tempo legato profondamente alla natura e a un sapere nascosto.

Uno stereotipo, quello dell’uomo selvaggio, che dopo aver condiviso con gli uomini i segreti dell’agricoltura, dell’arte casearia e dell’attività mineraria, ritorna ad isolarsi nel suo ambiente naturale e spesso è vittima di crudeli trattamenti da parte dell’uomo civile.

Una figura che si caratterizza più per l’ assenza che per la sua presenza, nel senso che l’ “ommo sarvadzo” nessuno lo ha mai visto di persona ma egli vive in una tradizione orale che conserva imperterrita le sue tracce.

La strega è un’altra figura ricorrente in Val d’Aosta con una particolarità storica: sembra infatti che tra queste montagne gli storici abbiano negato la presenza dell’Inquisizione. Di recente però si è scoperto che l’Inquisizione era probabilmente amministrata dall’ordine dei frati minori e dalla figura ecclesiastica del procuratore fiscale. Alle povere donne accusate di essere streghe era garantito il diritto alla difesa, tramite un esperto giuridico: una tutela giuridica rarissima per quei tempi.

Ad Arnad si racconta questa leggenda: nei pressi del santuario di Machaby, esisteva una caverna, dove una strega vipera ed un diavolo con sette teste tenevano rinchiuse le vittime destinate al sabba. Tra queste, una fanciulla che pregò Nostra Signora di Machaby. Rispondendo alla sua invocazione, la Madonna delle Nevi si mostrò ai prigionieri e indicò loro un punto nascosto da dove riuscirono a scappare.

Il Monte Bianco rappresenta un grande ricettacolo di miti e leggende a partire dal suo nome. La tradizione descrive il ghiacciaio come una prigione terrena ed eterna di spiriti maligni. Un curato di Cogne, utilizzando pratiche esorcistiche,  confinò lì i “manteillon”, costringendoli ad intrecciarvi funi con la sabbia; la potenza di un mago venuto d’ Oriente imprigionò tutti gli spiriti nefasti della Valle d’Aosta nella gigantesca torre del Dente del Gigante; un frate imprigionò tra ghiacci i diavoli che infestavano la Val Veny ed un misterioso viandante vi seppellì gli spiriti malvagi di cui pullulava l’antico Mont Maudit. Generosamente accolto dagli abitanti il pellegrino promise di intercedere presso il Cielo, per liberarli  dai geni del male che infestavano la zona. Ed ecco che la neve incominciò a cadere sulla montagna maledetta seppellendo gli spiriti immondi. Da allora il massiccio cambiò l’antico nome in quello di Monte Bianco.

Naturalmente anche in Val d’Aosta non potevano mancare i fantasmi le cui storie sono presenti pressoché in ogni paese dal più piccolo al più grande ma soprattutto nei castelli. Tra i più popolari si raccontano le ”presenze” di un armigero del Seicento nel castello di Saint Marcel; di una donna morta per un reato non commesso nel Cinquecento nel castello di Quart; dello spirito della Contessa Bianca Maria di Challant nel castello di Issogne: tra il 1522 e il 1525 Bianca Maria, di appena vent’anni, venne processata e condannata alla decapitazione. Si racconta che il suo fantasma appaia, in estate, nei pressi della fontana ottagonale collocata nel cortile del castello.

Tra le montagne della Val d’Aosta vivono numerose, almeno nel folklore, le creature del “piccolo popolo” fate, gnomi e folletti come nella piccola frazione di Degioz, dove una leggenda narra che in questa valle, Valsavarenche, vivesse una comunità d’elfi che, decimati da carestie e dall’avanzata dell’uomo, decisero di mischiarsi agli umani. 

La Val Chalamy nel Parco naturale del Mont Avic, è chiamata Valle delle Fate e si dice che vicino ai grandi noccioli, albero prediletto dalle fate, se si guarda attentamente si osserveranno strani fenomeni.

Esistono ancora innumerevoli leggende legate alla Val d’Aosta e sono convinto che il modo migliore per scoprirle è quello di avventurarsi tra i suoi incantevoli borghi, lungo i pendii e nei boschi alla ricerca di storie antiche e misteriose.

Bibliografia:

“Il fiore del leggendario valdostano” di Tersilla Gatto 

Creature fantastiche in Piemonte 

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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