I fantasmi in processione alla festa del paese

Quel giorno di maggio c’era festa grande in paese. La chiesa era addobbata con ghirlande di fiori freschi, piante di frutta, drappi votivi e lenzuoli in lino bianco ricamati a mano. Il parroco con i suoi chierichetti vestiva l’abito talare delle grandi occasioni. I carabinieri portavano l’alta uniforme. Gruppi di vecchiette vestite di nero, tutte con lo scialle azzurro, avevano acceso enormi ceri quando ancora le luci dell’alba dovevano squarciare le tenebre.

I confratelli fremevano in sagrestia, qualcuno era uscito a fumare una sigaretta perché poi, durante la processione non si poteva più fare nulla se non camminare appresso alla santa davanti alla folla.

C’era odore di pane per le strade del piccolo borgo e di dolci. Il sacro si mischiava con il profano lungo una distesa di bancarelle che vendevano ogni ben di Dio, dalla carne alla brace allo zucchero filato.

La messa solenne sarebbe iniziata alle 11 in punto come da tradizione. 

Poi tra canti, cori, processioni e l’enorme statua portata per tutto il paese avrebbero tirato fino a sera.

Intanto la gente, i fedeli, si ammassavano per le vie, sui balconi e dietro le finestre. Molti venivano da fuori, alcuni avevano oltrepassato gli oceani per assistere alle celebrazioni. 

Tra questi c’era Antonio che era arrivato dall’America dove lavorava, solo per vedere la Santa. Sua moglie nei mesi precedenti non era stata bene e lui, davanti al santino che gli era stato regalato dal nonno prima di partire, tutte le sere pregava. Quando tutte le speranze erano perse, una notte in sogno, gli era comparsa la Santa che sorrideva. Il mattino dopo sua moglie era inspiegabilmente guarita dal male.

Antonio era tornato per ringraziarla e aveva donato un mese del suo lauto stipendio per le offerte votive.

Era partito da solo, la moglie era guarita ma ancora debole, non se la sentiva di affrontare quel lungo viaggio.

L’uomo arrivò in paese qualche giorno prima ospite dei genitori. Fecero una gran festa con i nonni, gli zii e i cugini. Quel giorno, dopo il pranzo consumato in una meravigliosa campagna con le viti, gli ulivi e i fichi d’india, il nonno gli si era avvicinato con il sigaro in bocca:

«Antonio, ma tu la processione di notte l’hai mai vista?»

«Nonno, ma la notte non c’è mai stata una processione»

«La notte c’è la processione quella vera, quella dei morti»

Il nipote sorrise. Suo nonno aveva voglia di scherzare. Non replicò.

«Non mi credi? La processione vera è quella che le anime dei defunti celebrano a mezzanotte quando portano in processione la Santa nella strada dietro la chiesa. Io l’ho vista».

Antonio stette al gioco. 

«Allora portami vederla»

«Va bene,  ci andremo».

La banda iniziò a suonare e i festeggiamenti ebbero inizio. La folla era in delirio. Chi pregava, chi invoca urlando il nome della Santa, chi toccava la statua, la baciava e poi si faceva il segno della croce. Ci fu la messa e nel pomeriggio la Santa fu portata a spalla per tutte le vie del paese.

Antonio osservava divertito e nostalgico. Gli riaffioravano alla mente ricordi di quando da bambino, con i compagni, si vestiva da chierichetto. Gli spiaceva che sua moglie non fosse lì con lui, avrebbe voluto condividere le sue radici con lei. 

I fuochi d’artificio decretarono la fine dei festeggiamenti. Tutti andarono a caccia di cibo tra le bancarelle.

Antonio era affascinato da quell’atmosfera fatta di antichi riti, fede, religione, superstizione  e vita.

La famiglia tornò a casa. Il nipote si ricordò di quello che gli aveva detto il nonno, della processione dei morti e andò a chiedergli se quella notte sarebbero andati a vederla.

Il nonno però era talmente stanco per aver camminato tutto il giorno che si appisolò sulla sua poltrona in cucina.

Antonio non lo volle disturbare. Era esausto anche lui. Si addormentò sul divano e cadde in un sonno profondo.

Ad un certo punto sentì una mano grande, rugosa, scuoterlo. Era il nonno.

«Presto, alzati e andiamo che a mezzanotte in punto parte la processione dei morti»

Mancavano pochi minuti alle dodici quando si trovarono nella strada dietro la chiesa. 

Prima di incontrarsi con gli altri il nonno fece indossare ad Antonio un saio e un cappuccio nero.

«Dobbiamo essere uguali a loro- spiegò – se no gli spiriti se ne accorgono e ci portano via. E copriti bene i piedi, loro non ne hanno e ci riconoscono dalle scarpe».

Arrivarono altri cinque uomini, portavano delle torce. Uno di loro era il parroco, lo stesso sacerdote che aveva officiato le celebrazioni del giorno. C’era anche il maresciallo dei carabinieri. 

Antonio era incuriosito e divertito ma poi, si sentì inquieto, impaurito.

«Non aver paura – gli sussurrò il nonno – la prima volta è sempre così. Ti raccomando solo una cosa: per nessun motivo al mondo devi mai guardarli negli occhi».

Il nipote stava per replicare quando sentì una musica provenire da lontano e poi sempre più vicina. Era come il suono dell’organo, una melodia cupa, profonda, intensa, che sembrava penetrare nell’anima.

Improvvisamente dal nulla, attraverso la porta sul retro della chiesa dietro all’altare, che era stata chiusa dopo che la statua della santa era tornata all’interno sul suo piedistallo, comparvero in fila per due, una decina di figure nere incappucciate. Erano eteree, non avevano piedi, fluttuavano nell’aria.

«Sono loro – disse il nonno a bassa voce – sono le anime dei defunti che portano la Santa la notte in processione. In vita le hanno chiesto ricchezze e denaro. Non sono mai stati esauditi e per la loro ingordigia ed egoismo devono scontare la loro pena portandola in processione, se no non lasceranno mai questa terra dove sono costretti a vagare da morti. Alcuni di loro me li ricordo, altri sono così vecchi che si è persa memoria».

Il parroco fece segno di stare zitti. Si incamminarono lentamente unendosi alla processione. 

Antonio non ci poteva credere. Lui era un ingegnere, lavorava per una grande società di informatica negli Stati Uniti. Eppure quegli spiriti li vedeva. Erano lugubri, come lunghe ombre nere che si muovevano con il vento che li attraversava. Si percepiva una infinita tristezza. Sembravano esili, fragili. Eppure sostenevano il grande peso della Santa che continuavano a portare in processione ogni cinque anni la notte, percorrendo avanti e indietro centinaia di volte la strada dietro alla chiesa. Dal cappuccio nero del loro saio non si vedevano gli occhi, le fessure erano vuote, si perdevano nel nulla. La musica continuava incessante. Una litania ipnotica che fece girare la testa.

Il nonno inciampò e cadde. Il suo lungo saio si alzò lasciando intravedere le scarpe.

Antonio iniziò a tremare. La paura si trasformò in terrore. Fece per togliersi il cappuccio per andare a soccorrere il nonno ma il maresciallo lo bloccò.

Gli spiriti girarono la testa di scatto e guardarlo quel vecchio umano steso a terra.

Tre fantasmi, in fondo alla fila, si diressero verso l’uomo e da terra lo trascinarono verso di loro. 

Il nonno non disse nulla e guardò dritto negli occhi il nipote. Non proferì parola ma Antonio capì che il suo messaggio era quello di non fare assolutamente nulla per aiutarlo. Non voleva il suo aiuto perché avrebbe significato qualcosa peggio della morte per il nipote. Il maresciallo strinse ancora di più la presa su Antonio ed ad aiutarlo andò anche il parroco.

Dalle maniche delle tuniche dei tre fantasmi uscirono le mani. Erano mummificate, raggrinzite, secche, ossute. Al posto delle unghie avevano lunghi artigli che straziarono la carne del povero vecchio mentre continuavano a trascinarlo verso la loro processione.

La Santa guardava e non diceva nulla ma dal suo volto marmoreo sgorgava una lacrima.

Antonio sentì un urlo agghiacciante. Era una voce femminile al quale se ne unirono altre sempre più forti.

Il nipote si svegliò dal divano e corse in cucina. Il nonno era sulla sua poltrona con la testa piegata in modo innaturale. Non respirava più, era morto.

Antonio era sconvolto. mentre suo nonno moriva lui aveva fatto quello strano sogno. Prima che arrivasse il medico del paese il nipote tirò su una manica al suo povero nonno: lungo il braccio aveva dei segni come di artigli.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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