Es Cuieram e il culto della Dea Tanit

Ibiza è consacrata da millenni al culto della dea Tanit icona dell’isola. La Dea rappresenta il lato femminile e sensuale di questa terra. Gli abitanti la incontrano nei nomi delle loro donne e, assieme ai visitatori, la dea Tanit la si può sorgere un po’ ovunque tra effigi, insegne, nomi di attività commerciali e marchi.

Esistono due tipologie di simboli che la rappresentano.

Il primo è una statuetta di donna, spesso nuda, che si stringe i seni.

Il secondo è un simbolo stilizzato di un triangolo equilatero, con appoggiata una barra orizzontale, con sopra un cerchio.

Potente e crudele, protettrice della fertilità e dell’amore, della morte, del mare e del cielo, dell’agricoltura, il culto di questa dea si perde nella notte dei tempi subendo varie trasformazioni nei secoli.

Tanit nacque molto probabilmente dalla contaminazione della civiltà fenicia con quella del nord-Africa con l’espandersi della cultura punica.

Il nome di Tanit sembra essere di origine libica, il cui culto sarebbe stato accolto dai Cartaginesi, mescolato ed adattato con elementi religiosi propri.

Ad Ibiza la dea Tanit cambiò il nome in Astarte quando i Cartaginesi occuparono l’isola 2600 anni fa anche se questo fatto rappresenta un enigma storico praticamente senza soluzione.

Come dea lunare Tanit è una madre, simbolo dell’amore e della fecondazione.

Il “segno di Tanit” era comunque utilizzato come richiesta alla dea affinché  assicurasse protezione, benessere, fertilità e fecondità.

Lo stesso simbolo era utilizzato come disegno o scolpito nella pietra, in gioielli e amuleti.

A Ibiza esiste ancora l’ antico santuario dedicato a Tanit, nella grotta es Cuieram, riscoperto nel 1907, a pochi chilometri da Sant Vicent. Prima di questa data il luogo era conosciuto come la Grotta delle Sorprese, perché chiunque entrasse trovava qualche statuetta di terracotta o elemento decorativo da portarsi a casa.

L’eremo era anticamente occupato da sacerdoti e sacerdotesse che officiavano sacrifici in suo onore, mentre i serventi praticavano la “sacra prostituzione”.

Oggi per raggiungere la grotta basta seguire l’indicazione che si trova tra Cala de Sant Vicent e Sant Vicent.

All’interno dell’eremo si trova un piccolo altare con sculture della dea, dove lasciare richieste e un oggetto personale come dono. La grotta è ancora usata come luogo di preghiera e di meditazione.

Torniamo a quella mattina di giugno quando io e Davide ci siamo incontrati per la prima volta ai tavoli del Croissant Show appena sotto alla salita per Dalt Vila. Quel giorno, ancora prima dell’appuntamento, la mia idea era quella di raggiungere l’eremo. Appena ho svelato il mio intento a Davide non si è fatto pregare due volte per accompagnarmi.

Così, dopo aver chiacchierato e passeggiato per Dalt Vila, ci siamo diretti verso il nord est di Ibiza, a Es Culleram, sulle tracce della dea Tanit.

Siamo partiti dalla zona centrale vicina al porto di Ibiza città, con uno scooter talmente potente, velocità media di crociera cinquanta chilometri orari, da consentirci di chiacchierare amabilmente anche per strada con i caschi in testa.

Il tragitto era piacevole, con lo scooter siamo riusciti ad evitare il traffico.

Dopo qualche breve sosta per ammirare il paesaggio sul mare dalla costa in prossimità di cala San Vicent,, siamo risaliti sullo scooter. Dopo qualche curva abbiamo intrapreso una strada con una discreta pendenza che ha messo a dura prova il motore del nostro mezzo.

Il panorama iniziava a mutare, sembrava quasi di essere in montagna.

Seguendo le indicazioni siamo arrivati su uno spiazzo poco prima dell’imbocco di una strada sterrata. Abbiamo parcheggiato lo scooter e dal quel punto, passeggiando, ci siamo trovati in mezzo alla terra argillosa di colore ocra, alle rocce e alla vegetazione tipicamente mediterranea.

Non avevamo idea di quanto potesse durare il cammino. Dopo circa dieci minuti di marcia il sentiero scendeva; alcuni scalini ricavati nelle roccia e messi in sicurezza con un corrimano in corda e legno facilitavano il percorso.

Prima di scendere, sulla destra, a terra, c’era una spirale costruita con le pietre.

Le spirali costruite a terra con le rocce, sono un simbolo molto presente a Ibiza soprattutto nei luoghi considerati spirituali o misteriosi. La spirale è una figura geometrica che si ritrova in tutte le culture: una linea che si avvolge su se stessa. Il suo significato si lega ai concetti di emanazione, estensione, sviluppo e in particolare all’idea di continuità ciclica progressiva e a quella di creazione, espresse dalla rotazione. Il significato della spirale, attinente alla rappresentazione dei ritmi ciclici della vita, è affine ai significati di simboli quali la Luna, la Conchiglia, la Vulva, le Corna.

Essa è perciò anche un simbolo di energia e di fecondità, legato all’acqua e alla luna.

In molte culture essa rappresenta il Viaggio dopo la Morte.

Dopo aver percorso i gradini ci troviamo lungo un sentiero costruito artificialmente.

Dopo poche decine di metri siamo davanti all’eremo dedicato alla dea Tanit, alla cova d’es Culleran.

L’eremo non è niente altro che un insieme di piccole grotte scavate nella roccia chiuse con grate di ferro. Una grotta, presumo la più grande, ha un cancello serrato da un lucchetto.

Io e Davide abbiamo iniziato a curiosare dentro alle grotte e una, in particolare, ha catturato più di tutte la nostra attenzione. Essa presentava una statuetta con le sembianze della dea Tanit attorno alla quale erano stati posati monili e oggetti di vario tipo come omaggi devozionali.

Molk è una parola che indica i sacrifici umani di bambini immolati alla dea Tanit, un culto religioso comune nella cultura dei Fenici.

Solitamente i sacrifici avvenivano in luoghi particolari come alture, corsi d’acqua e santuari. In alcune circostanze i bambini venivano sostituiti con animali o prodotti della terra. 

Il sacrificio era la massima offerta che si poteva fare alla divinità per invocare e rinnovare la protezione della città.

Secondo fonti classiche, il sacrificio di Molk era basato sull’immolazione di neonati o bambini offerti agli dei (Baál Hamon e Tanit) , con lo scopo di porre fine a una minaccia che perseguitava il comunità. 

Tutto ciò accadeva in presenza dei genitori del bambino che nn dovevano proferire parola.  

È Diodoro Siculo, primo autore che descrisse Ibiza, che ci dà una cronaca di un Molk ma non su la Isla bensì a Cartagine: “Il ragazzo fu consegnato a un prete che lo strangolò, quindi lo mise sulle mani di una statua di Baal Hammon. Da dove è caduto un falò sotto la statua “.

Tuttavia questo crudele e odioso rituale è controverso nelle fonti e ci sono dubbi che si siano verificati episodi del genere a Ibiza.

Lo scrittore greco Luciano descrive uno strano rito:

Le donne di Byblos iniziano il giorno della curiosa trasformazione nel tempio di Baalat, il rito segreto di Adone. Le donne dovrebbero radersi completamente la testa, alla maniera degli egiziani quando piangevano la morte dell’afis. Le donne che si rifiutano di radersi soffrono della seguente punizione: devono rimanere a disposizione di chiunque voglia fare uso del fascino del proprio corpo. Nel luogo in cui ciò accade, solo gli stranieri hanno accesso.

Norman Lewis, il famoso scrittore inglese del Ventesimo secolo, in una delle sue lunghe passeggiate all’interno dell’isola, negli anni Cinquanta, si fermò a contemplare l’isola di Tagomago. Aveva camminato parecchie ore, era stanco e si trovava di fronte alla grotta di Es Culleram, il nascosto e roccioso santuario della dea Tanit, nelle montagne di San Vincente.

Nella sagoma di Tagomago risulta facile vedere il viso di una donna, ed é probabile che gli antichi videro in essa il volto della loro dea madre.

Tagomago si trova a Nord dell’isola e, a quanto pare, conserva il suo nome punico. Poco spettacolare ad una semplice vista, appena può competere in bellezza e arroganza con l’isolotto più famoso, Es Vedrà, situato a sud-ovest e pieno di attrattive leggende. Ma anche Es Vedrà si dice che rappresenti un viso: il viso vecchio e rugoso di un uomo.

Forse é così. Entrambi gli isolotti rappresentano corpo e visi differenti. Mentre Es Vedrà, ruvido e corpulento, é un isola maschile, e il tramonto il suo simbolo più apprezzato, Tagomago, dolce e allungato, rappresenta la donna, e la luna nascente é la sua immagine più peculiare e attrattiva.

Tratto dal libro di Gian Luca Marino Ibiza misteriosa con le storie di Davide Traversa Undici Edizioni

Fotografie di Gian Luca Marino

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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