Il sindaco Bellezia e la peste – Passeggiate nel Mistero a Torino

Il sindaco Giovanni Francesco Bellezia, al quale è dedicata una via in pieno centro cittadino, affrontò l’epidemia di peste nel 1630. 

Bellezia, giurista e magistrato, aveva ricevuto la nomina a sindaco di Torino nel giorno di San Michele, il 29 settembre 1629. Il sindaco, che aveva compiuto ventotto anni, svolse il suo difficile compito nel 1630 quando imperversava l’epidemia di peste bubbonica che si abbatté su gran parte d’Europa investendo anche Torino e il Piemonte.  

Si legge negli scritti del barone Gaudenzio Claretta, “Il municipio torinese ai tempi della pestilenza del 1630”, pubblicata nel 1868, che i primi segni del morbo si erano già manifestati nel corso del 1629, in concomitanza con il passaggio di truppe francesi, spagnole e alemanne che in quel periodo imperversavano in Piemonte. Furono le autorità municipali ad adottare le prime misure per evitare la propagazione del contagio.

Tra esse ci furono il rafforzamento della guardia armata alle porte della città, il divieto di ingresso per le merci provenienti da territori già colpiti dall’infezione, essendo queste ritenute veicolo di diffusione del morbo, l’obbligo di esibizione per i forestieri della cosiddetta “bolletta di sanità”, un certificato attestante la “buona salute” del portatore e la sua provenienza da luoghi esenti dalla malattia, la chiusura di tutte le osterie site fuori città, nel Borgo di Po, in città nuova e l’allestimento dei lazzaretti, destinati ad accogliere in apposite capanne di legno sia i malati, sia i semplici sospetti.

Nelle cronache del contagio c’è la drammatica testimonianza del medico Giovanni Francesco Fiochetto di Vigone, impegnato nell’assistenza sanitaria alla popolazione.  Mentre alcuni consiglieri e notabili, contravvenendo agli ordini ducali, si erano allontanati dalla città nella speranza di scampare alla morte, il medico ducale rimase al fianco del sindaco Bellezia e nel 1631, sulla scorta dell’esperienza acquisita, pubblicò a spese del Comune il “Trattato della peste, et pestifero contagio di Torino”.

Dagli scritti del Fiochetto si apprende che il 14 gennaio 1630 il sindaco Bellezia annunciava il ritrovamento in casa della prima vittima conclamata di peste sul suolo cittadino, identificata in un calzolaio, tale Guglielmino o Franceschino Lupo. Su disposizione del magistrato di sanità, intenzionato ad accertarsi delle reali cause del decesso, fu proprio il Fiochetto, assistito dal medico Bezzequi, a ispezionare il cadavere, trovandovi i segni rivelatori del morbo, un carbone di colore cinericcio nella schiena e un bubbone sulla gamba. 

Avendo la certezza che la peste aveva fatto breccia nelle mura cittadine, si decisero misure ancora più stringenti, che non trascurarono né l’aspetto spirituale, con le implorazioni rivolte alla SS. Vergine e ai santi protettori, né l’esigenza di garantire il sostentamento economico ai più poveri e ai mendicanti, questi ultimi destinatari di specifici provvedimenti di espulsione suggeriti dal Magistrato di sanità per non diffondere il contagio.

I trattati spiegavano quindi l’origine della peste individuando segni premonitori, che prefiguravano l’imminente manifestarsi del morbo, e fattori condizionanti in grado di innescarne la diffusione. Tra questi venivano elencate cause di ordine superiore, identificate nelle congiunzioni degli astri e in fenomeni celesti, come le eclissi del sole e della luna o l’aspetto di certe “stelle fisse e erranti”; cause di ordine inferiore, come per esempio la corruzione dell’aria e l’eccessivo accumulo di umidità. Si osservava poi come le pestilenze fossero spesso precedute da carestie, con le conseguenti carenze nel regime alimentare, e accompagnate da guerre, con l’aggirarsi per campagne e città di eserciti che potevano propagare l’infezione.  

Era però radicato il convincimento che operasse un’altra causa, l’azione degli untori, persone scellerate che, legate da patti con il demonio, ungevano porte e serrature delle case con sostanze ritenute in grado di diffondere il contagio. 

Il sindaco Bellezia, sebbene si fosse ammalato, operò senza soluzione di continuità in questo difficile contesto non abbandonando per nessun motivo la sua città.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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