Porta Palazzo – Passeggiate nel Mistero a Torino

Era una notte di tarda primavera quando mi sono avventurato nella piazza cuore di Porta palazzo per fotografare. 

Uno spiazzo irriconoscibile rispetto al giorno, denso di suggestioni, di sussurri e di ombre che si muovevano furtive a spostare carretti e bancali.

A Porta Palazzo si amplifica all’ennesima potenza la mia sensazione di bolla temporale. Questo è un termine che ho coniato personalmente e che indica una sorta di viaggio in un luogo dove il tempo si è fermato in un determinato periodo. È sufficiente sintonizzarsi con l’ambiente circostante per vivere questa sensazione. 

Per meglio rendere l’idea faccio due esempi…

Il primo. Un mattino stavo passeggiando all’interno della galleria Umberto I, che già di per sé è un’esperienza che consiglio di fare, quando sono sbucato sotto ai portici in prossimità del mercato. Alla mia destra ho notato un androne con un enorme cancello in ferro aperto. sono entrato all’interno ed è come se mi fossi trovato catapultato indietro nel tempo in un’altra dimensione. Un particolare ben preciso ha scatenato questa mia suggestione: un’insegna sopra ad una porta con la scritta:”portineria”.

Anche se l’ambiente era buio, sporco e decadente, ho percepito nella mente una scena  legata agli anni Cinquanta dove il palazzo versava in condizioni migliori, un portiere in divisa mi guardava e sentivo il profumo del pranzo preparato da qualche massaia in uno di quegli appartamenti. Un’esperienza durata pochi secondi ma molto intensa.

Il secondo. Dal lato opposto al precedente, accanto a un bar frequentato da ogni tipo di umanità, si apre un altro cancello dal quale si accede in un cortile con le case in ringhiera. Anche qui un cartello ha attivato le mie percezioni di bolla temporale.

“Vietato giocare al pallone” c’era scritto con caratteri consunti e dall’aspetto molto vintage. Quel divieto mi ha evocato un’altra visione indietro nel tempo, sempre nel periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, dove questa volta, e li ho visti, bambini vestiti con calzoni corti marroni e maglietta bianca, tiravano calci a una palla infischiandosene di tutti.

A proposito della galleria Umberto I, pare che nelle cantine sotto a questo spazio esista una misteriosa grotta con il soffitto affrescato con un cielo limpido assieme ad altre figure di uccelli e fiori. 

Poi mi sono spostato al mercato. Porta Palazzo è un vociare incessante, colori, profumi, un ambiente multi culturale legato all’immagine di una Torino autentica. Incroci di razze, di merci e di umanità. Passeggiare tra i banchi dei fruttivendoli, verdurieri, macellai, pizzicagnoli, è un’esperienza che consiglio caldamente di fare perché, se si vuole capire la città, occorre passare da qui dove, attempate madame torinesi, fanno la spesa con i loro carrellini, accanto ad aitanti giovanotti che urlano le loro mercanzie e ad altre donne che provengono da terre lontane.

Questa eccezionale mescolanza di culture ha origine dal passato del quartiere che, da sempre zona popolare della città, ha fornito prima ospitalità alle diverse ondate migratorie che hanno interessato Torino nel corso degli anni, provenienti inizialmente dal sud Italia e in seguito dall’estero.

Porta Palazzo si trova in piazza della Repubblica che un tempo si chiamava Emanuele Filiberto e che si sviluppò, negli anni trenta dell’Ottocento, tra la porta settentrionale della città e il borgo del Balôn esterno alle mura, assumendo presto la sua fisionomia di grande mercato cittadino.

Se siete a Torino e venite da fuori, non chiedete mai a un torinese dove si trova piazza della Repubblica perché, l’enorme spazio all’aperto, è conosciuto come Porta Palazzo.

Poco distante da qui c’è Borgo Dora, quartiere che adoro con le botteghe di antiquari, rigattieri, con le vecchie trattorie, con le case in ringhiera.

Un tempo nel Balon, la strada principale di Borgo Dora, dove ancora oggi si tiene un imperdibile mercato delle pulci, avevano il loro quartier generale fattucchiere e magnetizzatori. Questi individui, che sovente praticavano abusivamente i rimedi medici dell’epoca, si servivano per la loro credibilità di povere donne, conosciute come sonnambule, che altro non erano che pazienti prese dai manicomi. Le poverette erano sfruttate con lo scopo, del tutto senza senso, di guarire persone da mali incurabili per mezzo della magnetizzazione. 

Strade da percorrere, esplorare in ogni angolo anche più remoto. Storie misteriose

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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