Diario coronavirus /32

25 aprile festa della Liberazione. La libertà ha assunto in questo periodo storico un significato ancora più profondo, concreto, tangibile. Perché? Semplice. perché ci manca.

Ecco la prima pagina di oggi

Il 25 aprile per me sono i racconti di guerra dei miei nonni. Niente di eroico, tutto molto semplice. A mio nonno non piaceva molto parlare del suo  trascorso come soldato semplice di fanteria.

Le mie nonne mi raccontavano invece di quel 25 aprile quando i Partigiani sono entrati in città e nei paesi. Se li ricordano come stanchi, provati, con i vestiti quasi a brandelli, le armi in pugno. E poi si ricordavano la gioia, l’energia portata dalla fine della guerra. tabula rasa, tutto era distrutto e da ricostruire.

E poi c’è la testimonianza di Giovanni che in un piccolo paese della Bassa ricorda che lui era bambino, quel giorno nevicava e i Partigiani sono entrati in piazza.

Oggi ho scritto l’incipit di un racconto lungo che mi è arrivato da due immagini. Una l’ho postata ieri. L’altra è questa

Una cabina telefonica, anzi due, di quelle che si usavano tempo fa. CVD7117, così era l’identificativo dell’uomo, stava cercando di entrare dentro ad una delle due senza dare troppo nell’occhio. Non era facile, nessuno utilizzava più quei parallelepipedi per telefonare, anche se erano ancora lì da anni al loro posto.

«Con tutti i modi che ci sono – pensò – proprio qui dentro dovevano farmi cercare il codice di accesso».

Entrò nella prima cabina, quella dal lato della strada, fece finta di inserire una scheda inesistente e rimase in attesa. Nulla. Aspettò trenta secondi guardandosi attorno e poi uscì per rientrare nella seconda cabina.

Un brivido lo colse, come una sorta di scossa, quando in lontananza vide avvicinarsi dei lampeggianti blu. 

Era il 2021 e il mondo era ancora fermo al 2020 quando la pandemia era arrivata. Il tempo sembrava congelato. Nonostante il virus avesse perso di potenza fino quasi a scomparire, piccoli focolai si riaccendevano costringendo tutti dentro a una bolla. Ognuno era identificato tramite un codice da usare per qualsiasi, dalla spesa ai dispositivi elettronici alle app. A lui era toccato CVD7117.

Fece per prendere la cornetta metallica quando si accorse che sul lato destro dell’apparecchio telefonico qualcuno aveva appiccicato un ritaglio di giornale. Era il pezzo di una rivista pubblicitaria di quelle che si usavano per gli annunci immobiliari. 

L’uomo si guardò ancora un volta attorno attraverso il vetro della cabina, afferrò veloce il ritaglio, lo piegò in quattro pezzi e se lo mi se in tasca. 

Appena fuori dalla cabina si accorse che stavo grondando di sudore. Aveva il fiato corto, le gambe gli tremavano e la testa iniziava a girare. Impose mentalmente a se stesso di calmarsi. Se i suoi parametri trasmessi ad un centro di controllo tramite un sensore e una app obbligatoria per chi usciva di casa, fossero risultati anomali lo avrebbero immediatamente contattato e sottoposto a dei test. 

Appena fu sicuro nella propria abitazione, pigiò il pulsante sulla app corrispondente allo stato “home”, si tolse il sensore dal polso e si sedette al tavolo. Frugò in tasca ed estrasse il ritaglio. Lo guardò attentamente. Gli avevano detto di seguire il colore verde.

Sulla pagina stampata su carta lucida erano indicati cinque immobili in vendita, uno dei quali era evidenziato con il colore delle lettere in verde. Sopra la scritta si trovava la fotografia dell’ingresso di quella che sembrava essere stata la piccola bottega di un antiquario o di un eccentrico artista. Non c’era nessun indirizzo.

«Deve essere questo l’ingresso – mormorò – ma dove diavolo si trova?».

Riguardò l’immagine. Nulla.

Nel frattempo si era fatta l’ora di pranzo. L’uomo cercò di mangiare qualcosa ma aveva scarso appetito. Eppure, in quel lungo periodo trascorso in isolamento da solo, si era applicato molto in cucina ed era diventato bravo a forza di leggere ricette e guardare video su come prepararsi il cibo anche con poche risorse a disposizione.

Nella sua vita prima della pandemia era abituato a mangiare fuori. Ora riusciva addirittura a fare il pane in casa. Doveva migliorare solo un po’ nei dolci ma, tutto sommato, meno ne consumava e meglio era.

Dopo aver trangugiato un piatto di minestra di legumi avanzata dal giorno prima che, scaldata e condita con olio e parmigiano, gli sembrava ancora più buona, pensando sempre alla fotografia si appisolò sul divano.

Nel dormiveglia improvvisamente si ricordò dove era quel posto.

Sarà passato lì davanti centinaia di volte senza farci mai caso. Si trovava a poche centinaia di metri da casa sua. Lo vide in un’immagine mentale.

Si ridestò dal suo lieve sonno. 

Verso sera ci sarebbe andato.

Era stato chiamato, invitato. Da chi di preciso non lo sapeva. 

Lo sentiva ma non poteva ancora averne la certezza: varcare quella soglia gli avrebbe cambiato la vita per sempre assieme a quella di molte altre persone.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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