La posta dei lettori – La Villa dell’Impiccato

Mi ha scritto Sonia per raccontarmi la sua incredibile esperienza in una villa in stile liberty con un grande parco in Alto Monferrato 

Quando mi separai dal mio primo marito ero alla ricerca di un appartamento piccolo dove sapevo avrei vissuto temporaneamente in attesa di cambiare occupazione e regione.

Mentre mi stavo recando in agenzia immobiliare per visionare delle proposte incontrai, per caso, un conoscente che di professione fa l’architetto che mi raccontò di aver appena concluso un lavoro di restauro di una villa liberty che, da abitazione per una singola e grande famiglia, era stata convertita in miniappartamenti e proprio lui stesso ne aveva tenuto uno per sé. Un sogno che si avverava! Una villa liberty, con un grande parco con piante e alberi rari come usava all’inizio del Novecento. Decisi di vedere immediatamente gli appartamenti rimasti, in cuor mio avevo già deciso che li avrei vissuto. E cosi fu. Affittai l’appartamento al piano terra, molto piccolo ma con vista sul grande parco. Era una bomboniera ed io mi sentivo molto soddisfatta.

Al piano sottostante si trovavano le cantine ed uno spazio comune dove era stato lasciato un grande tavolo in legno appartenuto alla famiglia che aveva fatto costruire la villa. Difatti era una villa padronale e tutto intorno si trovavano le cascine dei mezzadri che coltivavano i campi di proprietà di questa famiglia genovese. Sul fianco della villa, all’ultimo piano, era stata lasciata la campanella che serviva da richiamo per il pranzo, tutti i lavoratori erano soliti pranzare proprio seduti a quel grande tavolo che ora giaceva solo e nella penombra dello scantinato.

Già dal primo giorno mentre ancora stavo sistemando le mie cose tra appartamento e cantina avvertii un gran baccano, porte sbattute e forti correnti d’aria anche se il quel momento il tempo era soleggiato e non c’era vento. Ero molto indaffarata quindi prestai poca attenzione. Quando andai stabilmente a vivere nel mio appartamento cominciai a trovare le porte aperte dopo che le avevo lasciate chiuse ma essendo comunque una persona per natura piuttosto sbadata e sempre al telefono per motivi professionali, anche qui, non ci feci molto caso.

Incominciarono i lamenti, provenivano dalla cantina, una voce di donna giovane e spaventata. Avevo già avuto percezioni paranormali in passato e sapevo che non mi poteva succedere nulla anche se, a dire la verità, cercavo di non andare da sola in cantina.

Ad ogni modo la mia vita continuava, in quella bellissima villa con le vetrate originali dell’epoca ed i decori in art déco sulla facciata.

Il mio compagno, una persona molto pragmatica che abitava in un’altra regione era solito venirmi a trovare nel fine settimana, si accorse subito di queste stranezze come se ne accorsero i vicini del piano si sopra, una brillante coppia che spesso trovava le porte aperte senza motivo e udiva gli stessi lamenti che udivo io.

Incuriosita chiesi a persone che abitavano nelle vicinanze da molto tempo se anche loro fossero stati a conoscenza di qualcosa di strano inerente alla villa. Qualcuno mi raccontò che la villa era conosciuta come “la villa dell’impiccato” in quanto nei primi anni Venti del Novecento pare che un ladro si fosse introdotto nella proprietà e nella fuga rimase impiccato al grande cancello in ferro battuto. Un’altra versione racconta invece che venne impiccato di proposito al cancello. Però i lamenti provenienti dalla cantina erano chiaramente di una voce femminile mentre il ladro doveva essere un uomo, quindi rimase il mistero.

Un sabato sera avevamo appuntamento con la coppia del piano di sopra per andare a cena ed eravamo quasi tutti pronti per uscire quando io ricordai di aver dimenticato qualcosa in cantina ed andai di corsa a recuperarla aprendo con forza la porta che accedeva al vano comune, a quel punto un urlo di terrore che proveniva dal vano comune mi gelò il sangue ma non vidi nulla di fronte a me. Preoccupati arrivarono il mio compagno e la coppia pensando che fossi caduta ed avessi urlato per il dolore e lo spavento. Niente di tutto ciò, ero in piedi, nel vano comune di fronte alla mia cantina, attonita per quello che avevo udito.

Vissi solamente tre anni in quella splendida villa, dopo quell’episodio continuarono i lamenti, e quando traslocai andai a salutare quella presenza, augurandogli di poter, un giorno, trovare pace.

Se vuoi raccontare la tua esperienza puoi scrivere a

passeggiatenelmistero@gmail.com

oppure

via Messenger inviando un messaggio alla pagina facebook Passeggiate nel Mistero – Gian Luca Marino

via Whatsapp al numero 3463648778

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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