Diario coronavirus /25

Un sabato indolente, ritmo ancora più lento. Sui giornali e sui Social si parla incessantemente della fase 2 ma gli interrogativi sono tanti, troppi.

Ecco la prima pagina di oggi

La mattina è volata tra piccole incombenze quotidiane e l’organizzazione del pranzo  e della cena per il weekend. Cose ordinarie che in questo periodo si trasformano in straordinarie.

Il pomeriggio è trascorso in terrazza tra le mie letture e in studio tra le mie scritture.

Mi è tornato alla mente un episodio di tanti anni fa. Non so perché ma in questi giorni mi riaffiorano in testa diversi ricordi del mio passato come in uno di quei film che si guardano distrattamente in televisione quando non c’è nulla da vedere.

Ero bambino e, per una serie di vicissitudini familiari, tra genitori che lavoravano e ricoveri ospedalieri dei nonni, trascorrevo le mie giornate di luglio da parenti in un piccolo paese della Bassa, immerso tra le zanzare e il caldo soffocante dell’estate.

Mi portavano al mattino e venivano a riprendermi la sera.

In questo lasso di tempo, per la prima volta a mia memoria, ho capito il concetto della noia e dell’indolenza.

Per esorcizzare questi due elementi che comunque sono fondamentali quali percorso di crescita, attuavo inconsapevolmente un esercizio molto Zen ossia mi concentravo esclusivamente sul momento, sul qui ed ora.

Ricordo ogni singolo gesto della prima colazione quando la mia prozia mi faceva trovare il latte caldo con i biscotti macine del Mulino Bianco.

Poi uscivamo per fare la spesa nella piccola bottega del paese e immancabilmente le comari mi chiedevano chi ero, che scuola facevo e, udite, udite, che cosa volevo fare da grande.

Dopo pranzo, in una di quelle ore dove il caldo lo tagliavi con il coltello, guardavo i cartoni animati in televisione e aspettavo con pazienza certosina che trascorressero le tre ore che mi separavano dall’uscire in cortile.

Quello spazio era diventato il mio regno. Giocavo con i soldatini e costruivo lunghissime piste per le biglie. Poi andavo a caccia di lombrichi.

Quando in paese si avvicinava la festa patronale ero contento perché uscivo a vedere tutti i preparativi. C’erano i giostrai che allestivano l’autopista in canottiera bianca, con la sigaretta in bocca.

Ecco, se il mattino dopo una signora in bottega mi avesse chiesto di nuovo che cosa avrei voluto fare da grande, a quel punto avrei risposto sicuro: il giostrai e sapevo già che si sarebbero messe a ridere.

Ho un debole per la lettura delle biografie. Mi piacciono i percorsi tortuosi e non lineari, gli unici che meritano una narrazione e una lettura.

Non siamo attratti dalla normalità. Il meccanismo antologico delle storie ci insegna questo.

Prendiamo il caso di uno che lavora in banca. Chi se ne frega di leggere la sua storia? La cosa diventa invece interessante se questo ipotetico personaggio ha rubato una grossa somma di denaro o se dopo il suo lavoro si trasforma, la notte, in un delinquente, magari un serial killer.

Durante il giorno uno dei mie pensieri ricorrenti è:”quando tutto finirà”.

Già, ma quando tutto finirà? Quando sarà l’esatto momento?

E allora partono i propositi:

viaggerò per un anno di fila a bordo di una moto degli anni Novanta

non avrò più remore a dire quello che penso in faccia alle persone

vivrò la vita in pieno

starò seduto a mangiare e bere per giorni

camminerò tutta la notte

e così via.

La mia più grande paura però è che tutto ritorni come prima.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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