La fontana Angelica – Passeggiate nel Mistero a Torino

La Fontana delle Quattro Stagioni, così si chiama ufficialmente, è recente rispetto alla stragrande maggioranza dei monumenti cittadini: fu realizzata dallo scultore Giovanni Riva nel 1929 su commissione del Grande Ufficiale Pietro Bajnotti. Il ministro dedicò l’opera ai suoi genitori, il padre Tommaso e la madre Angelica Cugiani, dalla quale deriva il nome popolare di Fontana Angelica.

Originariamente il lascito testamentario e pecuniario di Pietro Bajnotti prevedeva la realizzazione di un’opera in “stile gotico-medievale”, che doveva essere collocata in Piazza San Giovanni di fronte al Duomo. La commissione di approvazione mantenne il nome, ma deliberò che la statua doveva essere  in stile libero e collocata in Piazza Solferino. 

I motivi per cui la commissione deliberò di collocare il monumento in piazza Solferino dipesero, secondo alcuni dal fatto che Piazza Solferino avrebbe costituito una collocazione più idonea. Secondo altri, fu una decisione del Comune in conseguenza degli alti costi di realizzazione. Esiste una terza ipotesi, esposta dall’autrice Giuditta Dembech nei suoi libri sulla Torino Magica: la Curia avrebbe rifiutato il posizionamento della fontana di fronte al Duomo perchè  aveva riconosciuto nel progetto dell’architetto alcune simbologie in contrasto con la sacralità religiosa del luogo.

Si ritiene che la fontana abbia un significato nascosto. Esistono addirittura leggende secondo le quali, entrare nella fontana ed attraversare l’arco immaginario formato dalle due statue maschili, porta in un’altra dimensione.

Il progetto figurativo dell’opera, che ufficialmente rappresenta un’allegoria delle quattro stagioni, può essere interpretato secondo un significato simbolico più profondo, secondo i rituali e le tradizioni della Massoneria. 

Le prime due stagioni del ciclo, la Primavera e l’Estate, sono figure femminili che tengono a bada dei bambini giocosi. Le due donne rappresentano simbolicamente i due diversi aspetti dell’amore, quello sacro e quello profano. La Primavera è raffigurata da una giovane fanciulla emblema della virtù: tiene in mano un nido con alcuni uccellini ed un bimbo che lancia in aria uno stormo di rondini che rendono la sensazione di un moto spirituale. L’Estate, raffigurata da una donna più anziana, è l’emblema del vizio: tiene in grembo alcuni frutti e delle spighe; il bambino che è con lei sorregge a sua volta una ghirlanda di frutti. Cose legate al mondo materiale.

Le due donne rappresentano le due diverse forme della Conoscenza: quella essoterica aperta a chiunque e quella esoterica, comprensibile solo agli iniziati. Queste due forme di sapere sono anche evidenziate nel gruppo scultoreo che rappresenta l’Estate, dove sono presenti due tipi di frutti: grappoli d’uva e melograni. Essi hanno un preciso senso simbolico all’interno della tradizione massonica, perché richiamano in senso mataforico l’idea di fratellanza: un insieme di tanti individui (gli acini o i chicchi) uniti in una struttura unica. Come simbolo di conoscenza le due valenze contrapposte: quella simboleggiata dall’uva è accessibile a tutti mentre quella rappresentata dal melograno, in virtù del fatto che prima di metterne a nudo i chicchi si deve eliminare la buccia, è accessibile solo a chi abbia i giusti strumenti.

Le altre due stagioni sono rappresentate con figure maschili, e sono posizionate in antitesi l’una rispetto all’altra. L’ Autunno ha lo sguardo rivolto verso Occidente, sembra guardare verso piazza Statuto, il polo negativo di Torino. L’Inverno volge invece il suo sguardo verso Oriente dove si trova piazza Castello, il polo di energia positiva. Le due scultura maschili simboleggiano Jachin e Boaz, i due giganti posti a guardia delle Colonne d’Ercole, che segnavano i confini del mondo, e contemporaneamente le due colonne del Tempio di Salomone. Replicate all’interno di tutte le logge massoniche, queste due colonne simboleggiano l’una la Stabilità (Jachin) e l’altra la Forza (Boaz). La giustapposizione dei due personaggi ricorda, ancora, la figura di Giano Bifronte, il guardiano delle Porte Solstiziali.

I giganti versano acqua da una brocca, che sta a simboleggiare la trasmissione per via iniziatica della sapienza. Essi generano un arco ideale di forma rettangolare al centro della fontana che simboleggia l’immaginario passaggio verso una nuova dimensione spirituale, nel quale l’Uomo Primitivo ha subito la trasformazione in Uomo Nuovo, la Pietra Grezza è diventata Pietra Squadrata.

Ai piedi del personaggio che impersona l’Autunno, troviamo delle pigne. La struttura a scaglie di questo ricettacolo fruttifero richiama l’idea di fratellanza già espressa nella statua dell’Estate con l’uva e i melograni, ed in più, stante la natura raccolta e nascosta dei semi, essa rappresenta alla stregua del melograno la conoscenza esoterica, quella accessibile solo a pochi iniziati.

L’allegoria più importante e controversa è posta ai piedi dell’Inverno, che non a caso è l’unico personaggio che guarda verso Est, cioè verso la Luce. Ai piedi dell’uomo che distribuisce l’acqua (il sapere iniziatico) si trovano due putti. Quello più in basso porge un grosso pesce all’altro, che invece regge sulle sue spalle un agnello e porta i capelli a raggiera come fossero una criniera leonina. In questo caso la figura richiamata del leone assume una valenza solare. Prima dell’avvento del Cristianesimo, i culti che erano più in voga tra i Romani erano quelli tributati alle divinità solari, il Sol Invictus, in particolare a Mitra, a sua volta derivato dallo Zoroastrismo persiano. Il bambino in basso, invece, porge a costui un pesce, che è simbolo cristico; dunque a tutti gli effetti sembra quasi un atto di sottomissione in cui la divinità cristiana asservisce quella che l’aveva preceduta. Nello stesso tempo, la stessa scena sembra sottolineare in qualche modo una continuità, per via dell’ovino che la prima sostiene: l’agnello, infatti, è un altro ben noto simbolo di Cristo.

La fontana è circondata dai mascheroni dalle cui bocche fuoriesce l’acqua. Tra essi  un figura riproduce il volto della Medusa.

Il suo mito ha molti risvolti simbolici, ma forse quello che più è attinente al simbolismo della fontana è il ruolo della Medusa come Guardiano della Soglia, implacabile custode posto al varco tra due mondi, che osserva, giudica e lascia entrare soltanto colui che è degno del passaggio. Essa è posta nel mezzo della fontana.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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