Diario coronavirus /22

Una giornata, quella di oggi, nella quale ho prestato particolare attenzione alle notizie. Non a quelle strettamente legate all’emergenza coronavirus ma a quelle che parlano del “dopo”, delle fasi immediate e di quelle future.

Ecco la prima pagina di oggi

Nello specifico mi sto concentrando nel creare una raccolta di articoli che riguardano gli ambiti dei viaggi, del turismo, della ristorazione e dell’editoria.

L’unico settore che non mi sembra sia cambiato è quello delle banche. 

Oggi non è stata una giornata particolarmente stimolante a parte la mia attività legata alle Passeggiate nel Mistero in cui, quotidianamente, sto raccontando storie ricevendo un sacco di contatti di persone che mi raccontano le loro esperienze con il mondo nascosto.

Stasera sono stato colto da una specie di “trip”, uno di quei viaggi mentali che mi piace fare.

Mi è venuto in mente un racconto che non ho ancora scritto e magari scriverò.

La traccia è questa: Italia anno 2022. Non è ancora cambiato nulla. Lo stato di isolamento sociale si è protratto per anni e nonostante i proclami poco è cambiato.

Le persone si organizzano in club privati. 

Nascono così ristoranti sotterranei, luoghi di ritrovo impensabili nel vecchio mondo dove tutte le precedenti regole non esistono più e la società è talmente diversa che viene visto con sospetto chi può ancora vantare una grande disponibilità economica che però non può più utilizzare.

La moneta è quasi scomparsa. La gente usa come scambio le proprie capacità e i servizi che è in grado di fornire.

Ognuno procura da bere e da mangiare. 

Chi può si sposta dalle città verso le campagne. Una casetta rurale con qualche metro di terreno vale molto di più di un attico in centro a Milano.

Il mercato delle auto è azzerato. Rari e vecchi catorci, in numero esiguo, vengono utilizzati per gli spostamenti lunghi da una regione all’altra.

Leggendo tra i vari articoli oggi mi ha molto colpito la lettera di Giorgio Armani inviata alla WWD Women’s Wear Daily, rivista settoriale punto di riferimento del mondo della moda.

La riporto qui:

Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più…Io non voglio più lavorare così, è immorale.

Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta. Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo. Ho sempre creduto in una idea di eleganza senza tempo, nella realizzazione di capi d’abbigliamento che suggeriscano un unico modo di acquistarli: che durino nel tempo. Per lo stesso motivo trovo assurdo che durante il pieno inverno, in boutique, ci siano i vestito di lino e durante estate i cappotti di alpaca, questo per il semplice motivo che il desiderio d’acquisto debba essere soddisfatto nell’immediato . Chi acquista i vestiti per metterli dentro un armadio aspettando la stagione giusta per indossarli? Nessuno, o pochi, io credo. Ma questo sistema, spinta dai department store, è diventata la mentalità dominante. Sbagliato, bisogna cambiare, questa storia deve finire Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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