La posta dei lettori – Mirella

Dopo la prima lettera Barbara ha scritto di nuovo per raccontare un’incredibile storia che riguarda la tragica vicenda legata a una amica di famiglia e manifestazioni particolari che ganno capire come, probabilmente, lo spirito sopravvive alla morte e cerca di mettersi in contatto con il mondo dei vivi…

Quando ero molto piccola, intorno ai tre/quattro anni, mia mamma aveva un’ amica a cui era molto legata.
Erano come sorelle ed erano entrambe molto giovani.
Mia mamma si è sposata che aveva 17 anni e mi ha avuta a 19.
Non so esattamente come si conobbero, ma penso fosse per il fatto che il marito di Mirella, era un collega di mio papà. 

Era una guardia giurata.
Mio papà all’ epoca lavorava per l’Argus, ma non ricordo se fossero della stessa agenzia, comunque erano colleghi.
Ero troppo piccola ovviamente per ricordare qualcosa di quel periodo. 

Quello che so, mi è stato raccontato dai miei genitori.
L’ unica cosa che ricordo bene, erano i viaggi che facevamo io e mia mamma in Sicilia.
Mirella era siciliana di origine e i suoi genitori vivevano giù, ma non ricordo la località, se Messina, Catania o Palermo, comunque giù di lì. Mi piaceva molto viaggiare in treno da piccola, anche se il viaggio era lungo.
Mirella, sicuramente, l’ho incontrata, ma ricordo più i suoi genitori che lei. 

Mia mamma mi raccontò che era una ragazza solare e molto buona. Forse però , il marito, non la pensava così.
Anche durante il processo, non mi pare che si sia saputo con esattezza cosa successe quella sera. 

Era la sera del compleanno di Mirella.
Suo marito ha preso la pistola d’ordinanza e le ha sparato.
Un colpo solo, mortale.
Mio padre e mia madre, furono tra i primi a essere contattati dai colleghi e dai genitori di Mirella.
Quella sera, mia mamma, si accorse di una cosa molto strana, prima di sapere della morte di Mirella, tutti gli orologi di casa nostra, si erano fermati, tutti sullo stesso orario.
Confrontandosi con i genitori di Mirella, in seguito, venne a conoscenza del fatto che anche da loro, successe la stessa cosa quella sera.
Tutti fermi sull’ora in cui Mirella era morta. 

Qualche giorno dopo, mio papà, fu incaricato, di fare delle foto nella camera mortuaria , dove si trovava la salma.
Presa la sua macchina fotografica, uno dei modelli più belli per l’epoca, mio papà è appassionato di fotografia, e si recò presso la camera. Fece le foto che gli erano state richieste e uscì. 

Svilupparono il rullino il giorno stesso.
Non c’ era nessuna foto.
Mio papà pensò che forse il rullino aveva preso luce, ma la avevano fatto attenzione e la macchina era perfettamente funzionante. Tornò lì, con un nuovo rullino.
Stessa procedura, foto fatte.
Rullino sviluppato, ma ancora nessuna foto.
Alla fine rinunciarono ad avere le foto della camera mortuaria. 

Iniziò così il periodo in cui mio padre, andava avanti e indietro per questa storia come testimone.
Il processo durò moltissimo, ricordo che io avevo 10 anni e mio papà fu chiamato di nuovo. 

Come dicevo all’inizio, spesso andavamo giù dai genitori di Mirella e abbiamo continuato ad andare, anche quando Mirella non c’era più. Dormivamo vicino alla stanza di Mirella. 

Mia mamma ricorda molto bene quella notte.
Ad una certa ora, che probabilmente coincideva con la sua mortesi sentivano dei rumori provenire dalla stanza di Mirella, come se qualcuno spostasse dei mobili, mentre nella nostra stanza, un fascio di luce bianca, usciva da dietro l’armadio, attraversava il soffitto e scendeva lungo il muro, di fianco a mia mamma. Mi raccontò che era “freddo al passaggio”. Sentiva anche bussare ai vetri.
Pensò fosse suggestione. Ci poteva stare, dormi di fianco alla stanza della tua migliore amica morta, è facile farsi suggestionare.
Mia mamma si alzò e chiamò la mamma di Mirella.
Lei disse : “ E’ Mirella, è così tutte le sere da quando se n’è andata. Mia figlia è ancora con noi”.
Da un lato mia mamma fu quasi contenta, la sua migliore amica cercava di comunicare ancora con lei e lei la sentiva, ma vista da un’altra prospettiva, la cosa era inquietante.
I genitori volevano bene a mia mamma come se fosse loro figlia, ma capirono, anche se con dispiacere, che era meglio se non fossimo più tornati a dormire lì. 

Non siamo più andati da loro, ma mia mamma li sentiva spesso. 

Nonostante non abbia avuto il tempo di conoscere Mirella, tutte le volte che ne parlo, è come se la conoscessi e sentissi di volerle bene. 

Ciao Mirella. 


Se vuoi raccontare la tua esperienza puoi scrivere a passeggiatenelmistero@gmail.com

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via Messenger inviando un messaggio alla pagina facebook Passeggiate nel Mistero – Gian Luca Marino

via Whatsapp al numero 3463648778

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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