Courmayeur e l’antico e misterioso rito del ritorno alla vita

Courmayeur paese posto a 1224 metri di altezza, si trova alle falde del massiccio del Monte Bianco, in un’area verde ricca di vegetazione alpina composta da abeti,  larici, montagne e ghiacciai.

Da sempre legata al Monte Bianco, Courmayeur è una delle capitali storiche dell’alpinismo e dell’escursionismo di montagna. Nel Diciassettesimo secolo Courmayeur iniziò ad essere un frequentato centro di villeggiatura estiva grazie anche allo sfruttamento delle acque minerali, fino a diventare nel secolo successivo una tra le mete preferite  di alpinisti ed esploratori di livello internazionale.

Nel comprensorio di Courmayeur, sulla strada che porta in Val Veny, si trova un santuario dedicato a Maria invocata come guaritrice…

Il Santuario di Notre Dame de Guérison è molto conosciuto e frequentato dai fedeli; è un luogo sacro che fin dal Seicento documenta numerose guarigioni miracolose. In epoca antica, nella zona era venerata una statua dedicata alla Vierge du Berrier, dapprima esposta in una semplice nicchia, poi trasferita all’interno di un vicino oratorio, costruito sulla roccia; seguì un nuovo spostamento in una cappella intitolata alla Visitazione della Vergine, poco a monte dell’attuale tempio. 

Nel 1816 la piccola costruzione fu abbattuta dall‘inesorabile avanzata del ghiacciaio; rimase intatta solo la statua della Madonna. In seguito a tale avvenimento, ritenuto miracoloso, si deliberò di innalzare un nuovo luogo di culto, cosa che fu realizzata nel 1867, quando fu eretto l’attuale edificio, ingrandito nel tempo grazie a donazioni.

Questo santuario viene anche collegato all’antico rituale del ritorno alla vita “repits” destinato ai bambini nati morti. 

Questa era un’antica pratica per salvare dall’inferno i neonati non sopravvissuti al parto e che quindi non avevano potuto ricevere il battesimo; il rituale era molto praticato in Francia, nelle regione del Nord Italia e in Umbria.

Osserva Maurizio Bonfiglio nel suo libro “Piemonte e Valle d’Aosta misteriosi”:

“Il rito del ritorno alla vita o doppia morte, consisteva in pratica in un escamotage per sfuggire al limbo grazie a una sorta di temporanea resurrezione del bambino avvallata anche da Sant’ Agostino in una predica, giusto il tempo necessario a battezzarlo e confidando nel miracoloso intervento della Madonna o di altri santi intercessori”.

I piccoli defunti venivano portati dai parenti ed esposti ai piedi dell’altare consacrato e, dopo le preghiere, veniva celebrata la messa. Al momento dell’elevazione dell’ostia, se il piccolo mostrava qualche segno di vita (contrazioni muscolari, flebile respirazione, lacrimazione naturale di sangue, uscita di sostanza acquose) il miracolo era compiuto e lo si poteva battezzare. I neonati potevano essere così seppelliti con rito funebre cristiano in un cimitero. Se il miracolo non avveniva, i bambini  potevano essere seppelliti fuori dalla chiesa sotto i canali di raccolto e scolo dell’acqua piovana.

Le cronache indicano che il più antico episodio di questo rito avvenne nel 1172 in Olanda mentre il più recente si sarebbe verificato in Francia nel 1912.

L’atteggiamento della Chiesa in merito a questo rituale è di estrema chiusura tanto che il “repit” venne proibito da molti vescovi e nel 1755 fu condannato da Benedetto XIV in una lettera ufficiale.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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