Un taccuino profetico salvato da un incendio in piazza Castello – Passeggiate nel Mistero a Torino

Verso la fine di marzo del 1811 una enorme colonna di fumo con dei bagliori rossastri spaventava la folla che osservava piazza Castello mentre il fuoco minacciava Palazzo Reale, Palazzo Madama e la chiesa di San Lorenzo. Stava bruciando il padiglione costruito nella piazza dove si trova adesso la cancellata. Quella costruzione avvolta dalle fiamme risaliva al 1662 ed era stato utilizzato più volte per l’ostensione della Sacra Sindone.

In mezzo a quel marasma la gente cercava di mettere in salvo quello che poteva. Fu così che in uno scantinato nell’odierna via Verdi (un tempo si chiamava della Zecca), accanto al Teatro Regio nell’angolo della strada che sfocia in piazza Castello, venne portata in salvo una cassetta che conteneva qualche pezzo di argenteria, un elmo, alcune cianfrusaglie e un taccuino.

Quest’ultimo pezzo finì poi, non si sa come, nella bottega di un antiquario che non gli diede molta importanza. Anni dopo quel taccuino fu acquistato per caso, assieme ad altri pezzi, da un avvocato penalista torinese. Il professionista gli prestò più attenzione.

Il contenuto del taccuino era stato scritto a mano e riportava la data in cui era stato iniziato: 1756 anche se l’ultimo numero era scritto male e non si riusciva a leggere bene.

Si trattava di un lunario scritto in maniera bizzarra dove erano annotati eventi che si sarebbero verificati nel futuro. A un certo punto, tra le righe, si parlava anche di “gente invisibile a turbare la popolazione”.

Andando a ritroso nelle cronache, proprio nei tempi indicati nel taccuino, era successo che in una trattoria non lontana dalla chiesa di San Domenico, in una via che ai tempi si chiamava Mascara, si vissero tra ladri e prostitute ore di terrore a causa di bottiglie, bicchieri e suppellettili che si spostavano repentinamente, spinti da energie invisibili e misteriose. Inoltre in quella strada di notte si spegnevano improvvisamente e senza nessun motivo i lampioni. Fu forse la prima volta che a Torino, nell’opinione pubblica, si parlò espressamente di fantasmi. 

L’annotazione profetica del taccuino parlava di gente invisibile a turbare la quiete di un vecchio quartiere. 

Come annota Renzo Rossotti nel suo libro “I fantasmi di Torino”: è impossibile nella Torino di oggi rintracciare via Mascara. In questa strada abitava Adalgisa, una donna appartenente ad una famiglia nobile. La signora era tormentata da un sogno ricorrente: vedeva tra bare, nere e lucide, con qualche fregio in oro, apparentemente identiche. Il coperchio delle bare si schiodava con un sinistro cigolio e subito dopo uscivano tre spettri i quali tracciavano segni di richiamo agitando le braccia in alto. 

Adalgisa si confidò con i familiari.

Una sera a cena in quella casa fu invitato tra gli ospiti un magistrato. Il discorso cadde sull’incubo della donna e il galantuomo incuriosito ne volle sapere di più.

Iniziarono le ricerche nello scantinato del palazzo. In un punto dove il corridoio sotterraneo si stringeva in una curva, il piccone urtò qualcosa. Emersero tre sacchi, ciascuno conteneva uno scheletro con una grande breccia nelle ossa del cranio. 

Nel 1630 a Torino ci fu una spaventosa epidemia di peste. In quell’anno, all’inizio di agosto, in piazza castello ci fu un terribile spettacolo. Accanto a Palazzo Madama fu allestito un enorme rogo per incenerire i cadaveri degli appestati. Peccato che accanto ai morti si bruciassero anche i vivi. Il boia si vedeva attorniare da persone che gridavano disperate la loro innocenza costrette ad andare al rogo perché considerate come untori. Due donne invasate urlavano vantandosi di aver appestato tre quartieri: una fu impiccata, l’altra bruciata viva. Tra le vittime del rogo ci fu anche  il povero soldato Francesco Gigulier accusato ingiustamente dalla folla

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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