Elfi, gnomi, folletti e altre creature leggendarie nella Bassa

Esistono elementi che ci aiutano a riappropriarci di una dimensione collegata ai cicli naturali, ricordandoci un passato che sembra ormai distante anni luce. Essi sono le leggende, i racconti fantastici e i miti legati alle creature del Piccolo Popolo: fate, gnomi, folletti, che ancora vivono nei racconti degli anziani e in alcuni interessanti libri.

Le campagne della Bassa vercellese sono ricche di storie di creature fantastiche, sempre presenti in un folklore che, purtroppo, tendiamo a dimenticare ma che fa parte della storia locale, di un substrato fantastico e leggendario, di grande valenza antropologica, che si sta sempre più perdendo.

Il Piemonte, secondo la tradizione più antica, sarebbe popolato da elfi che si distinguono in bianchi o della luce e neri o delle tenebre.

Nella Bassa vercellese vivrebbe la maggior parte degli elfi bianchi identificati come folletti o gnomi perché in questi territori la figura dell’elfo, come intesa nella tradizione del Nord Europa, non sarebbe praticamente presente. Essi sono creature riconducibili ai miti dell’acqua, dei boschi e dell’aria. Testimoni raccontano di averli avvistati al tramonto accanto alle risaie. Benigni, di aspetto giovanile, vestiti di bianco, hanno corone di fiori sui capelli biondi ed emanano luce; sarebbero così piccoli da potersi nascondere tra i fiori e danzare sui fili d’erba e sulle gocce di rugiada. Ricordano quasi le figure delle fate, cantano dolcemente e insegnano agli uomini cose utili e pratiche. Delle visioni poetiche insomma, legate indissolubilmente ad un mondo agreste e bucolico; quasi da illustrazione di un libro di favole.

La distinzione tra elfi bianchi e neri è storicamente recente perché nelle leggende più antiche non ne esiste traccia. La suddivisione probabilmente avvenne in un secondo momento con l’introduzione di elementi ermetici e l’esigenza di opporsi alle persecuzioni del cristianesimo. Hanno comunque tutti un significato di detentori e custodi della tradizione iniziatica e si pensa quindi che la suddivisione in bianchi e neri abbia un evidente simbolismo.

I folletti sono invece legati a un luogo come una cascina, una casa rurale, una stalla, un fienile. Sono in grado di tramutarsi in animale e sovente, nella tradizione popolare, vengono accumunati agli elfi e alle fate. 

In particolare nelle campagne del vercellese, si parla degli “spitascè” per indicare folletti con caratteristiche contrastanti che li contraddistinguono nelle due versioni del male e del bene.

Nel primo caso gli “spitascè” sarebbero connessi al mondo dei demoni e a quello delle streghe che da queste parti prendono il nome di masche.

Nella seconda accezione le creature avrebbero invece una forte connotazione pedagogica arrivando persino a prendersi la briga di sculacciare o redarguire i bambini disobbedienti.

Lo gnomo è utilizzato nel folklore come un sinonimo di nano o folletto. Spiega l’antropologo Massimo Centini “L’origine è da ricercare nella cultura ermetica e nella filosofia naturale. Nella letteratura popolare i loro comportamenti sono legati alle fiabe più che alla tradizione orale dove questi esseri sono descritti come un anziano, un guardiano legato alla terra e al sotterraneo”.

Una tra le creature più inquietanti del folklore della Bassa vercellese rimane la Cativoira.

Poco conosciuta sul territorio se non da qualche anziano con una buona memoria, la Cativoira rappresenta un’entità dalle sembianze umane e femminili, con occhi verdi e mani artigliate, particolarmente pericolosa verso sera quando esce dai suoi nascondigli per cibarsi dei bambini che cattura grazie al suo sguardo ipnotico.

La Cativoira ha una particolarità, un suo modus operandi: rapisce gli incauti bambini vicino agli specchi d’acqua, alle rogge, al fiume Sesia e alle risaie quando sono allagate.

E’ interessante osservare come questa creatura fantastica abbia sicuramente declinazioni educative se pur estreme. Quale miglior modo infatti per tenere i bambini lontani dal pericolo dei corsi d’acqua se non minacciare loro che un mostro malvagio è pronto a rapirli per sempre ?

Fonti bibliografiche: 

Massimo Centini “Creature fantastiche in Piemonte Liguria e valle d’Aosta” ed. Friuli & Verruca

Gian Luca Marino “Vercelli misteriosa” ed. EffeDì

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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