La posta dei lettori – Il palazzo al numero 42

Ho ricevuto via e-mail la lettera di Barbara che mi ha raccontato la sua interessante e misteriosa esperienza all’interno di un alloggio a Torino che sembrava proprio non volerla, neanche a distanza di anni quando è tornata davanti a quella casa…

Ecco che cosa ha scritto Barbara:

Sono passati 25 anni da quando ho lasciato quell’alloggio. Sinceramente non ricordo bene nemmeno il giorno del trasloco. Anche di quando ero piccola, ho pochi ricordi, credo di aver rimosso gran parte della mia infanzia. 

Non parlo quasi mai di quel posto, se non con persone fidate o che sento avere interesse per determinati argomenti. 

Ho pensato spesso di essere io quella non normale, quella con dei problemi, che vedeva e sentiva cose che per altri sono “strane”, inconcepibili.
Spesso vieni scambiato per visionario se vai in giro a raccontarle.
Poi invece, i miei genitori, mi raccontarono di esperienze vissute da loro, che io per prima, ritenevo assurde, una volta cresciuta. 

Ci trasferimmo in Corso Ferrucci da Via Saluzzo perché i miei nonni (genitori di mia mamma), vivevano sullo stesso piano di quella che sarebbe diventata la nostra nuova casa.
Il palazzo era già vecchio negli ’80. 

Era, ed è tutt’ora, un palazzo di cinque piani, con due alloggi per piano. Gli alloggi sono tutti molto grandi.
Il mio era costituito da un corridoio lungo, con cinque stanze, due sulla destra, più una camera rientrata (che diventò la mia camera, che non si affacciava nel corridoio) e due sul lato sinistro. 

E’ ubicato di fronte alle carceri “Le Nuove”.
Dal mio balcone, al quinto piano, le potevo vedere distintamente. 

Quando arrivammo, ero troppo piccola per ricordare le sensazioni che provai nell’entrare in quel nuovo posto.
I miei ricordi, vanno dagli undici anni in su, ossia il periodo in cui mio padre e mia madre, decisero di divorziare. 

Se in questo momento , stessi parlando con una persona, che non crede assolutamente in un qualcosa di “misterioso”, verrei subito, analizzata ed etichettata, come una “bambina problematica a causa dell’allontanamento del genitore a cui ero più attaccata”, ma nonostante fossi piccola, già allora, come adesso, avevo le idee chiare, Sono cresciuta molto in fretta e so che non ho mai immaginato niente. Soprattutto perché non ero da sola. 

Andai via da Corso Ferrucci per un anno circa.
Decisi di andare a vivere con mio padre e la sua compagna, perché così potevo stare più tempo con lui.
Verso i 13 anni, però, volli tornare a vivere con mia madre.
Così ritornai in quel posto.
Intanto i miei nonni erano andati via, si erano trasferiti, lasciando vuoto l’alloggio di fianco al nostro, così per un certo periodo, sul piano, c’eravamo solo noi.
Mia madre in quel periodo, viveva da sola, quindi eravamo solo noi due. Io ero un’ adolescente, in un’età in cui forse è più “facile” sentire o vedere determinate cose.
La mente quando sei molto giovane, è ancora “aperta”.
Un adulto , fa più fatica a concepire ciò che non riesce a comprende.
La gente ha spesso timore e paura all’idea che esista qualcos’altro oltre il nostro Mondo e allora preferisce evitarlo o far finta che sia solo immaginazione o finzione.
Mietono più vittime l’ignoranza e la chiusura mentale che i “Fantasmi”. 

Nonostante fosse un posto un pò inquietante, comunque era casa mia e tutto sommato mi sentivo al sicuro, anche se “l’aria” che si respirava all’interno, a volte era molto oppressiva, era un qualcosa che si avvertiva attraverso i muri. 

La parte più “brutta” del palazzo, erano le cantine (anche se penso che la parte sotterranea di qualsiasi palazzo o struttura, sia, a suo modo, inquietante).Certo tutte le cantine fanno paura, ma vi assicuro che come quelle, ho visto solo quelle. 

Ricordo che mia mamma, ogni tanto mi ci mandava a prendere svariate cose, quindi sono andata giù un pò di volte, ma ne ero veramente terrorizzata, anche quando ero già grande.
Non sapevo se avere più paura della mia aracnofobia o di quello che avrei potuto, prima o poi, incrociare là sotto. 

Certo ero una ragazzina, forse, facilmente impressionabile, ma non la “classica” ragazzina.
Di solito aprivo il cancellino e correvo giù dalla scala.
Rapidamente attraversavo i corridoi intricati, in cui avevo paura di perdermi e il timore di non riuscire a tornare indietro, aprivo la porta della nostra cantina (ognuna di esse, sembrava una cella) e richiudevo velocemente la porta dietro di me, a chiave. 

Cercavo ciò che mia mamma mi aveva detto di prendere e poi restavo almeno cinque minuti a pensare da che parte ero arrivata, per scappare via velocemente, ma soprattutto cercavo il coraggio di riaprire la porta. Risalivo la scala, guardando indietro, chiudevo il cancellino e scappavo su dalle scale che portavano al mio alloggio al quinto piano, senza ascensore. Spesso c’era anche qualche piano, senza la luce. 

Ma ripensandoci adesso, forse erano più sicure le cantine, che non l’ alloggio.
C’era davvero qualcosa lì.
Nelle cantine, per le scale, nel mio alloggio. 

Non escluderei che il palazzo, fosse esso stesso quella “presenza” così, almeno per me, strana, che avvertivo e che avvertiva anche mia mamma.
Forse lei più di me, da prima di me. 

Io iniziai a sentirla distintamente dai 15 in su, fino al trasloco in un altro posto.
Anche la mia migliore amica, che a volte dormiva da me, era inquieta e provava sempre un certo timore a stare li, ma mi voleva bene e allora restava lo stesso. 

Io dormivo con mia mamma, essendo sempre noi due in casa, le faceva piacere che io dormissi con lei. Non dormivo quasi mai in camera mia. 

Prima di raccontare cosa successe quella notte però, devo fare una premessa. Mia madre è stata testimone, insieme a mio padre e altre persone, di eventi molto “strani”, legati alla sua migliore amica, uccisa dal marito, guardia giurata, collega di mio padre, il giorno del compleanno di questa sua amica, che si chiamava Mirella. 

Ma questa è un’altra storia, che se avrò modo, vi racconterò, quindi, diciamo che era già “predisposta” a sentire e vedere “cose”. 

Non racconterò ogni singolo evento di Corso Ferrucci, anche perché dopo 25 anni, alcune cose credo di averle cancellate dalla mente. 

Tornando a quella notte, io dormivo beata, tant’è che mia madre, mi chiamò per un bel pò, senza successo.
In fondo al corridoio, c’era un mobile stile anni ’70, con una specchiera sopra e un cassetto.
La mattina, quando finalmente mi svegliai, mia madre aveva la faccia di una che non aveva chiuso occhio, pallida, le chiesi se stava male e lei mi rispose, “ma davvero tu non hai sentito niente stanotte? Ho provato a svegliarti, ma non c’è stato niente da fare” (io ho il sonno leggerissimo, 

mi sveglio anche se cade un ago nella stanza di fianco), e continuò “il cassetto del mobile in fondo al corridoio, ha sbattuto per un bel pò, non ho avuto il coraggio di alzarmi per andare a vedere, cercavo conforto in te, ma sembravi morta.” 

In quel momento credo di aver avuto la faccia di una che pensava che sua madre fosse impazzita e che se lo fosse immaginato, anche se, la conosco e so che non è una visionaria e anche io percepivo qualcosa di anormale. 

In seguito però, mi sono dovuta ricredere.
(O eravamo pazze tutte e due, e non solo noi, o c’era veramente qualcosa che non andava).
Specialmente quando, in vari punti della casa, davanti ai nostri occhi, scoppiavano i bicchieri, tra cui uno che si trovava in camera mia, che avevo dimenticato lì la sera prima e al mio passaggio è letteralmente esploso.
Dopo qualche tempo, fu la volta dei quadri.
Iniziammo a trovarli per terra.
Un pomeriggio ero nella mia camera con la mia amica e un quadro si staccò dalla parete, ma non cadde dritto, lungo il muro, cadde molto più distante.
Un’altra volta, tornammo a casa e trovammo tre freccete, di quelle che si usano per giocare con i bersagli, piantate a triangolo, nella porta della sala da pranzo. Le porte erano di legno.
Ma da noi nessuno entrava e usciva.
E va bè, direte, niente di così strano o cose che non si siano già sentite. Chi non ha il suo piccolo “Poltergeist” in casa?!
All’epoca non c’erano gli smartphone, non si usava molto fare filmati o foto, ma mi sarebbe piaciuto davvero mostrarvi le nostre camere, con mobili e oggetti spostati dalla loro posizione originaria.
A volte si sentiva anche un urlo, sembrava di donna, durante alcune notti, provenire dalle stanze, ma mai dalla stessa. 

Noi non siamo credenti e io per prima, ero sconcertata, incredula, ma mia mamma, volle chiamare un prete per far benedire la casa.
Però penso che se non sei credente, forse non funziona?!
Non lo so, sta di fatto, che infatti, non funzionò, ma per fortuna, la situazione non peggiorò. 

Rimase “stabile”.
Per un pò provammo a conviverci, ma non è semplice vivere con qualcosa che non vedi, che sai che c’è, ma non sai come può reagire, 

non sai con cosa hai a che fare, ti domandi fino a dove può spingersi il suo “potere”?
Magari cercava aiuto, o semplicemente si annoiava, o peggio ancora, prima o poi, ci avrebbe fatto del male seriamente. 

Non sapevamo cosa c’era li prima di noi e mai sono riuscita a saperlo. 

Nonostante avessi solo 16 anni, iniziai a studiare Parapsicologia. Andavo sempre più spesso in biblioteca, che si trovava nel giardino di fronte casa, vicino alle carceri.
Stavo lì pomeriggi interi a leggere, ad informarmi, a cercare di capire un Mondo così vasto e particolare, ma anche molto pericoloso, su cui sono stati scritti tantissimi libri.
Torino è una città particolarissima.
E’ davvero una città magica.
Capì che il Mondo del paranormale non è un mondo semplice da gestire.
Quando qualcuno o qualcosa , tenta di interagire con gli umani, non sempre è amichevole e ci sono “porte” che è meglio non aprire.
Però ,credo di essere stata io ad aver invitato, chiunque o qualunque cosa fosse, ad entrare nella mia casa, senza volerlo. 

Alla fine traslocammo.
Ma non so come, qualcosa di “buono”, venne via con me.
Forse qualcosa che mi aveva “protetta” per tutto il tempo, che in silenzio aveva vegliato su di me.
Qualche tempo prima di lasciare la casa, durante la notte, nel dormiveglia, sentì una voce maschile, chiara e ben distinta.
Mi disse “C’è uno scrigno nella vita e io sapevo che quello scrigno mi avrebbe portato ad un tesoro”.
Aprì subito gli occhi, ma ovviamente, nella stanza non c’era nessuno. Pensai di averlo sognato.
Ma ancora oggi, a distanza di molti anni, so che è ancora con me. 

Dopo 20 anni, mi trovavo a Torino con mio marito, e decisi di tornare a far visita al palazzo. Qualcosa di quel posto mi attira ancora.
Forse il fatto di non essere riuscita a capire chi fosse e cosa voleva, o la curiosità di sapere se è ancora lì. Non lo so. 

Quando arrivai sotto, davanti al portone, vidi che ormai non ci abitava quasi più nessuno, era tutto chiuso e semi abbandonato, ma c’era una finestra con la luce accesa, l’unica in tutto il palazzo.
Era la finestra della mia sala da pranzo. 

Era come se mi dicesse “Vieni, sono rimasto qui ad aspettare fino adesso”.
Fui subito tentata di suonare il citofono e farmi aprire.
In qualche modo, dovevo entrare e rivedere il mio ex alloggio.
Intanto camminavo senza guardare dietro, con la testa su, per guardare meglio la finestra, non mi accorsi che dietro di me, c’era un marciapiede coperto da delle foglie, inciampai nel gradino con il tallone. 

Stavo per cadere su una sbarra di ferro di quelle piegate a u che mettono nei parcheggi.
Mi sarei spaccata la schiena.
In quel momento ho capito che quello non era il mio posto. 

Non credo mi volessero lì in realtà.
Sono sicura di essere stata “salvata” da un brutto “incidente”.
A quel punto, io e mio marito ci siamo guardati e lui mi ha detto “Andiamo via da qui; credo sia meglio che tu non ci venga mai più”. Però, ammetto che mi attrae ancora.
Ciò che mi prima mi spaventava, adesso mi incuriosisce.
Ma, non ci tornerò. 

Dopo essere andata via da lì, sono successe molti altri eventi arcani nella mia vita, ma non più inerenti al palazzo in Corso Ferrucci.
Adesso però, ho la consapevolezza di quello che “sento” e di quello che sono. 

Una cosa è certa. Non siamo soli. 


Se vuoi raccontare la tua esperienza puoi scrivere a passeggiatenelmistero@gmail.com

oppure

via Messenger inviando un messaggio alla pagina facebook Passeggiate nel Mistero – Gian Luca Marino

via Whatsapp al numero 3463648778

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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