Diario coronvirus /10

Non riesco ad individuare un inizio di tutto questo. Qual è l’esatto momento in cui tutto è iniziato?

Sì, perché non stiamo parlando di un evento tragico legato ad una singola area geografica, ma di una pandemia a livello mondiale.

È questo che mi sto chiedendo nel decimo giorno del mio diario.

Questa mattina edicola e giornale.

Ecco la prima pagina.

Perché ci tengo costante ad avere una fotografia della prima pagina di un quotidiano nazionale?

Perché è un documento. Una di quelle cose che ci troveremo cercare in futuro, che vedremo sui libri di storia, che magari un giorno nostri nipoti vedranno su una bancarella al mercato dell’antiquariato. Forse, o forse no.

Per rispondere alla domanda iniziale io dico che il mio punto 0 è arrivato quella domenica mattina dell’8 di marzo.

In questo periodo sto pensando molto ai medici agli infermieri.

Ho l’impressione che siano un archetipo. Moderni cavalieri che hanno sostituito la corazza e l’elmo con le tute di contenimento e le mascherine.

Quando ero bambino da grande volevo fare il dottore.

Poi un giorno ero al mare. Una ragazza fece un tuffo dagli scogli, sbagliò mira e si fracassò la faccia controllo rocce. Naso rotto, urla, sangue. Da quel momento capii che la professione del medico non avrebbe fatto per me.

Questa mattina ho girato la mia domanda ad un amico medico.

«Ciao – gi ho scritto su whatsapp – ho una curiosità: c’è un esatto momento in ospedale in cui hai capito che stava succedendo qualcosa di grande, tragico e anomalo?»

Lui mi ha risposto:

«Direi di sì. Potrei identificare un momento anche se non ricordo il giorno l’ora esatta. Quando arrivò in DEA il primo sospetto covid, blindammo tutto, corridoi, non si poteva uscire, le prime persone che indossavano le tute complete, fu la presa d’atto che la vita sarebbe cambiata».

Oggi ho letto molti articoli e commenti che si sforzano di capire come sarà la vita passata l’emergenza.

Ci sono due scuole di pensiero.

La prima sostiene che prenderemo consapevolezza e cambieremo abitudini, modi di vivere, saremo più attenti, ci incontreremo e viaggeremo meno con tutto quello che questa situazione comporterà.

La seconda sostiene invece che tutto sarà esattamente come prima perché cessato il pericolo verrà meno anche l’allerta.

Io propendo per la prima ipotesi, anzi la mia più che una propensione è una speranza.

Durante una delle mie telefonate quotidiane stavo discutendo con il mio interlocutore sulle parole dette da Tiziano Terzani che, pur essendo state proferite anni fa, sono attualissime. 

Esse riguardano l’economia:

Ecco, su queste parole, su questi principi io mi auguro che venga rifondano il mondo.

Oggi si danno premi Nobel ad economisti bravi ed eccellenti che con i loro modelli matematici riescono a prevedere l’andamento della borsa tra vent’anni. Ma chi se ne frega! L’economia dovrebbe essere fondata sulle esigenze dell’uomo. L’economia dovrebbe essere non per i criteri economici ma per l’uomo. La crescita, ma siamo sicuri che il progresso deve essere solo crescita? O non sarebbe molto meglio ad arrivare ad una situazione in cui abbiamo poco ma il giusto. Voglio dire, se ci rimettiamo a pensare a iò di cui abbiamo veramente bisogno non è quello che l’economia di oggi ci dà. Se tu pensi, oggi l’economia è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre cose per lo più inutili che altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare perchè questo è ciò che dà soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende ma non dà felicità alla gente.  Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice ed è contento. Accontentarsi. Uno che si accontenta è un uomo felice perché questo sistema fondato sulla crescita dei desideri, c’è sempre un desiderio che per te è irraggiungibile.

Siamo al punto 0, abbiamo il futuro innanzi a noi. tabula rasa, da ricostruire.

Poi stasera mi sono messo a guardare la televisione e mi sono accorto che è ancora basata su un mondo che non esiste più

L’ho spenta.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

2 pensieri riguardo “Diario coronvirus /10

  1. Leggere questo tuo pezzo di diario mi ha fatto venire in mente un libro che tanti anni fa, credo una ventina (come ero giovane) lessi in una sola notte. Era il primo libro di Fabio Volo, “Un Posto nel Mondo”. Il protagonista è un ragazzo bresciano, trapiantato a Milano per lavoro, una laurea in economia, un ottimo impiego in un’assicurazione. Una bella casa di proprietà, arredata con stile, frigorigero Smeg da single, bello da vedere ma poco funzionale se in casa mangi davvero, piatto giradischi per mettere su dei bei 33 giri jazz, maxischermo, tavolino Philippe Stark. Un’auto nuova, otto canoniche ore in ufficio a vendere vendere vendere, aperitivi nella Milano da bere, belle ragazze e anche un pò d’erba con gli amici. Di quella buona. Ma il vuoto. Un continuo, incessante, rumore di sottofondo, come quando le mura e i mobili scricchiolano di notte e ti fanno temere un cedimento strutturale. Un rumore che di giorno, stordito dal frastuono della vita, non puoi sentire. Ma appena cala il silenzio, eccolo lì. SI sente insoddisfatto, senza una ragionevole spiegazione, non capisce quale sia il problema. Inizia a pensare che da piccolo era affascinato dai panettieri (in realtà il padre di Fabio Volo è stato un panettiere per tutta la vita, e lui stesso ha iniziato a lavorare proprio accanto a lui), dal loro essere fondamentali seppur invisibili ai più. Inizia a pensare che forse la sua vita a rincorrere il fatturato, le donne, il suo affanno nel guadagnare di più, è tutto inutile. Capisce che i suoi bisogni voluttuari nascono proprio dal non avere modi di ascoltarsi nel profondo. Si rende conto che la sua vita segue uno schema per lui innaturale e che se potesse davvero fare quel che desidera, forse non sentirebbe il bisogno di apparire e possedere, e non avrebbe bisogno di guadagnare sempre di più e, di conseguenza, non avrebbe bisogno di passare così tanto tempo a fare qualcosa che non lo gratifica solo per soldi perchè, in realtà, gliene basterebbero molti di meno. E quindi decide, sì, decide di cercare e trovare il suo posto nel mondo. Come? Non te lo svelo, magari ti ti sei incuriosito e vuoi scoprirlo leggendo il libro. Buona serata.

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    1. Sì mi hai incuriosito, adesso vedo se riesco a procurarmelo. Bella metafora della vita, in fondo ognuno di noi cerca quel panettiere dentro se stesso

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