La Mole – Passeggiate nel Mistero a Torino

La prima volta che ho osservato da vicino il simbolo di Torino, la Mole, è stato in un freddo e piovoso pomeriggio invernale quando la fioca luce stava cedendo il passo alla potenza delle tenebre. Il mio sguardo si è subito spostato verso l’alto per cercare di contenere visivamente tutta quell’altezza.

Dopo quel momento sono passato migliaia di volte a ridosso della Mole, un punto di riferimento, una bussola che mi guida e mi attrae come un magnete da ogni punto della città.

Appena dietro la Mole c’è una delle vie più strane e particolari di Torino: via Riberi. La considero tale perché, offuscata dall’importanza di via Montebello e via Verdi passa quasi inosservata.

In realtà mi sono seduto parecchie volte sulla prima panchina in pietra curiosando verso la bottega da barbiere dall’aria molto vintage che si trova vicino al cinema Massimo.

Un giorno, di pomeriggio, mi sono accorto che qualcuno mi stava fissando. Ho ricambiato lo sguardo incrociando gli occhi con un signore di età indefinibile che se ne stava seduto curvo. Per stemperare la tensione mi sono voltato dalla parte opposta e quando mi sono rigirato, dopo pochi secondi,  l’uomo era letteralmente sparito nel nulla.

Chissà se questa era la via in prossimità della Mole dove spesso si recava il filosofoNietzsche che, come scrive il suo biografo Anacleto Verrecchia, amava pranzare nei dintorni dell’edificio torinese per poter godere dei suoi influssi benefici.

In una sua lettera il filosofo tedesco dice di aver visto nella Mole Antonelliana l’immagine di Zarathustra e di averla battezzata “Ecce Homo” e di averla “circondata nello spirito con un immenso spazio”. 

La Mole Antonelliana fu progettata per essere una Sinagoga,  il tempio della Comunità Israelita torinese. Il progetto originale, approvato dalla comunità ebraica, prevedeva un edificio alto  47 metri. I lavori iniziarono nel 1863. Antonelli sconvolse il progetto originale e innalzò la costruzione fino a 113 metri. La Comunità ebraica non fu entusiasta delle modifiche e nel 1869, per mancanza di fondi, decise di chiudere il cantiere quando la costruzione era a circa 70 metri di altezza.

Antonelli era un personaggio geniale, eccentrico bizzarro. Si racconta che durante i lavori di costruzione l’architetto, che aveva sessantacinque anni,  fece costruire una sorta di poltrona volante con la quale, da altezze vertiginose, controllava i lavori e impartiva ordini urlando. Antonelli era talmente pignolo da arrivare a far pesare tutti i mattoni per non sbagliare i calcoli strutturali.  

Alcune leggende e ipotesi legate alla magia bianca raccontano che la Mole è una enorme antenna che canalizza tutta l’energia positiva proveniente dal cielo e dalla terra grazie alla sua base piramidale e alla sua altissima guglia.

Sono molte le presenze eteree segnalate nei pressi della Mole soprattutto dopo che, il 20 febbraio del 1903, un povero meccanico di venticinque anni si suicidò buttandosi dall’edificio.

Sempre a ridosso della Mole, in un cortile verso la fine di via Montebello, viveva colui che dai torinesi era definito “l’ultimo alchimista”.

A raccontare di un incontro avuto con questo personaggio è Renzo Rossotti nelle pagine del suo libro “Torino esoterica”.

“L’occhiata che mi scocca – scrive Rossotti – è di diffidenza. Farebbe volentieri a meno di incontrarmi. Capelli argentati, occhi chiari, limpidi, folte sopracciglia, naso appena adunco. Mani sottili, nervose, bianche come cera. Parla quattro lingue, legge il sanscrito e l’ebraico. Non guarda la televisione, non ascolta la radio, non fuma, beve solo latte. Esige di non avere nome e cognome. Lo diverte il modo in cui lo chiamano: l’Esperto”.

Sulla cima della Mole c’era un Genio Alato scambiato spesso per un angelo. Fu posto sulla sommità  il 10 aprile 1889. Tauriel lo chiamavano gli spiritualisti, l’angelo che protegge Torino. Il Genio cadde, probabilmente colpito da un fulmine, l’11 agosto 1904. La statua, nonostante i suoi tre quintali di peso, rimase incredibilmente in bilico sul terrazzino sottostante. Al suo posto venne sistemata una stella che non ebbe miglior sorte. La sera del 23 maggio 1953 il vento iniziò a soffiare potente e minaccioso su Torino. Nel giro di poco tempo si scatenò un pauroso nubifragio. La devastazione di una tromba d’aria alle 19:25 spezzò la guglia in mattoni della Mole che precipitò nel giardino sottostante. Solo per miracolo non ci furono vittime. La guglia fu ricostruita e fortificata con un’armatura metallica rivestita di pietra nel 1960.

Una esperienza che consiglio assolutamente di provare è quella di salire sull’ascensore panoramico della Mole fino a raggiungere un terrazzo coperto che si sviluppa sui quattro lati dal quale si può ammirare il fascino di Torino dall’alto spaziando sui quattro punti cardinali. 

Da quella posizione privilegiata ci si può soffermare sui tetti delle case e sugli abbaini delle soffitte che nascondono storie di vita e di misteri, come quella successa in una casa nei pressi di corso San Maurizio.

Ve la racconto qui

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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