Diario coronavirus /9

Oggi ho trascorso qualche minuto sul balconcino che dà sulla strada, giusto per vedere il piccolo mondo fuori, per osservare il vuoto della strada aspettando che si riempia.

La mattina è trascorsa tra i soliti rituali: sveglia, colazione, uscita per andare fino all’edicola a comprare il quotidiano. Caffè in casa. Il bar mi manca molto.

Le piccole abitudini stanno diventando sempre più importanti, danno il senso di sentirsi vivi, rassicurano.

La conta della spesa oggi non quadrava.

Eravamo scoperti per il weekend e non mi va di andare al supermercato nel fine settimana. Così ho fatto la spesa grossa.

Mentre facevo la fila davanti al market bardato di mascherina e guanti è passata una suora che trascinava un carrellino, anche lei con la mascherina.

Non so perché ma mi sembrava di conoscerla.

Ormai ci riconosciamo dagli occhi, dallo sguardo.

Sto riscoprendo il piacere di leggere i blog. Non è vero che sono morti perché soppiantati dai social. Anzi, sono più vivi che mai. Fonte inesauribile di storie, immagini, emozioni impresse in schemi liberi. Mi piace la filosofia del blog e poi questa parola suona bene, provate a ripeterla più volte, a scandirla…blog. Suona bene.

Il giovedì è il preludio del weekend, peccato che in questo periodo il fine settimana abbia perso di verve, di senso perché ci comportiamo tutti giorni come se fosse venerdì sera, sabato e domenica. 

Viviamo in funzione di un futuro che sembra non voglia arrivare mai.

Che cosa cambierà?

Mi auguro tutto perché se così non fosse significa che non è cambiato niente e il virus sarà sempre in agguato per attaccarci.

Sì perché ormai mi sono convinto che il coronavirus non sia solo su un piano fisico ma esista anche in una dimensione metafisica.

Oggi leggevo di alcuni senzatetto a Las Vegas che sono stati costretti a dormire in un parcheggio ognuno occupando un’area di strisce bianche con una unità di intervallo per non stare troppo vicini.

Pensate: Las Vegas, città del gioco d’azzardo, del divertimento sfrenato, dei lussuosi hotel, non ha saputo dare ospitalità a delle persone, degli esseri umani.

Un tempo idolatravo gli Staiti Uniti, adesso mi fanno rabbrividire per il loro sistema disumano.

Penso che i mie viaggi futuri andranno non oltre all’Europa, ma quella del sud.

In giornata oltre alle solite telefonate, io e due cari amici abbiamo fatto una video chiamata. È stato bello aprirai e vedersi.

Con loro fino a qualche mese fa eravamo a Ibiza a passeggiare, bere e mangiare assieme totalmente ignari di quello che sarebbe  successo.

Bastava un’ora e venti in aereo per vedersi anche più volte all’anno.

Adesso non si può e non sappiamo quando si potrà. 

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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