Le saline di Ibiza

Ibiza ottobre 2017. Mi dirigo verso ovest. Quel giorno qualcosa non mi quadrava. Avevo un po’ di esplorazioni in programma ma non riuscivo a sintonizzarmi con la Isla.

Quando arrivo in un luogo, soprattutto se ho in mente qualche progetto editoriale o fotografico, devo mettermi in sintonia, sentire il flusso, permettere che le suggestioni mi arrivino, mi entrino dentro.

Non so perché ma a Ibiza questo elemento fondamentale, quella mattina soleggiata di ottobre,  non arrivava.

Così ho deciso di accantonare la rigidità della tabella di marcia e mi sono lasciato trasportare da la Isla pur cercando di rispettare la scaletta dei posti che mi ero prefissato di vedere.

Mi sono diretto verso le Saline e lungo la strada mi sono fermato più volte per immergermi nell’atmosfera, nei colori di un cielo azzurro riflesso nell’acqua, nel bianco, nella natura…

Se si presta attenzione in fase di atterraggio e decollo dall’aereo, si può osservare la zona delle Saline di Ibiza.

L’estrazione del sale dai bacini di Ses Salines ha da sempre rappresentato un’importante ruolo per la storia dell’economia di Ibiza.

I Fenici nel Settimo secolo avanti Cristo iniziarono l’estrazione del sale dai bacini in questa zona dell’isola. Gli Arabi intensificarono questa attività nel Dodicesimo secolo dopo Cristo.

I Catalani proseguirono le attività di estrazione del sale che furono successivamente cedute agli abitanti di Ibiza in cambio di una sorta di concessione annuale dietro al corrispettivo di un prezzo.

Ad un certo punto fu il Municipio di Ibiza ad avere il monopolio sull’accordo del sale che divenne un’importante fonte di finanziamento utilizzata altresì per sostenere le spese per la difesa dell’isola.

Tra gli ibizenchi venivano sorteggiati i lotti in cui sarebbe avvenuta la raccolta.

I marinai caricavano il prodotto nel porto di Sa Sal Rossa e Sa Canal, e pagavano in contanti. Il ricavato veniva spartito tra i salinai e il Municipio.

Questa zona pianeggiante, dove oggi sorge anche l’aeroporto, è l’ideale per l’estrazione e la raccolta del sale grazie a due combinazioni: l’abbondante esposizione al sole e il terreno molto in basso rispetto al livello del mare. Ma c’è un altro elemento che ha particolarmente favorito l’abbondanza di sale: la presenza della Poseidonia, una pianta sottomarina antichissima responsabile in parte dei processi di ossigenazione del mare.

Ho imboccato la strada verso Cap des Falco e mentre percorrevo lo sterrato ho avvistato i fenicotteri rosa, fino ad arrivare alla spiaggia che mi ha sempre colpito per i suoi strati disegnati dalla natura: terra, mare, cielo, come se fossero stati dipinti sulla tela di un pittore.

Il mio cammino è proseguito verso la spiaggia di Ses Salines fino a dove la strada si interrompe per l’avamposto militare.

La spiaggia é sicuramente tra quelle più note e frequentate di Ibiza e leggenda narra che fu anche la preferita di Bob Marley quando venne sull’isola per il suo concerto nel 1978.

Ma l’arenile sabbioso, il cui vero nome in Eivissenc é Sa Trinxa (da qui il nome del famoso chiringuito) nasconde una zona rocciosa con piccole calette dove si possono trovare curiose sculture di ignota provenienza.

Le storie di Davide Traversa

Sa Trinxa. Ricordo che ci approdai per la prima volta, quasi per caso, tredici anni fa, in una delle mie prime scorribande sull’isola.

Ed era proprio Ibiza come me la immaginavo: una moltitudine di gente che si fa beatamente i fatti propri, nel rispetto però delle altre persone che gli stanno intorno. Chi prende il sole nudo, chi beve una sangria con gli amici, chi balla, chi si fuma una canna, chi si gode il sole, chi si fa vedere, chi non gliene frega niente di farsi vedere, chi se la scialla.

Da piemontese cresciuto con le vacanze in Liguria, dove i famosi “bagni” sono ben divisi dalla spiaggia libera, mi stupii di come invece lì si potesse tranquillamente stendere un asciugamano accanto a chi invece aveva preso un lettino e un ombrellone. Mi colpì perché aveva un che di particolare rispetto agli altri chiringuitos: un’atmosfera rilassata ma cool, gente guapissima e una buena onda che sentivi nell’aria. John in cabina proponeva il suo sound balearic house fino al calar del sole.

Sono passati gli anni e ho continuato a frequentarlo, mentre l’isola intanto si evolveva e cambiava pelle. La figura del chiringuito ha lasciato spazio a moderni beach club, con lettoni sempre più grandi e servizi sempre più sofisticati.

Sa Trinxa invece, è andato controcorrente, ha mantenuto una giusta media tra evoluzione e passato, cercando di non sopprimere l’aspetto più genuino…e ogni volta che percorro la strada per Ses Salinas, che passo davanti alla chiesetta bianca di San Francesc, che intravedo il mare tra le dune, che percorro quel tratto di spiaggia, che vedo quella passerella verde, quelle foglie di palma e quella moltitudine di gente….beh, mi sento a casa.

Il mercadillo di San Jordi.

Poco distante si trova San Jordi con il suo famoso mercatino. L’atmosfera di questo luogo emerge da questo reportage di Davide Traversa:

Mi piacciono molto i bar tipici spagnoli, forse perché mi ricordano quelli dove sono cresciuto. In paese il bar é sempre stato il punto di riferimento, il luogo d’incontro.

Stessa cosa vale per il mercato.

Non esiste cosa migliore che andare al mercato per scoprire un luogo e la sua gente. Durante i miei recenti viaggi in Asia ho girato molti mercati: i profumi, gli odori, la calca, i cibi ti avvolgono e ti stravolgono.

Al mercadillo di San Jordi a Ibiza puoi trovare tutte queste cose (tranne i cibi). Credo sia l’unico mercadillo hippy autentico rimasto a Ibiza, dove si va per incontrare gente, curiosare tra le cianfrusaglie e passare il sabato mattina. Il luogo e’ l’ippodromo, uno sterrato ovale polveroso che con il caldo di luglio si trasforma in un bacino rovente dove ci si trascina a fatica.

L’ingresso avviene per l’appunto attraverso il bar, uno stanzone con tavoli e sedie di plastica alla buona, con un chiosco dove preparano ottimi boccadillos (panini) e una barra (bancone) che ha passato parecchie primavere.

A me piace fermarmi a osservare la gente, a cercare di entrare nei  pensieri delle persone.

Al bancone conosco Fernando, catalano di Barcellona e attacco bottone chiedendogli come si chiama il dolce che vedo sempre ma di cui non conosco il nome. Mi spiega che si chiama Ensaimada ed e’ un dolce tipico delle Baleari.

L’uomo si trova lì con la famiglia, stanno pensando di trasferirsi da Barcellona a Ibiza, nella zona nord, per vivere in un posto più tranquillo fuori dal caos di Barcellona.

Quando i suoi due figli iniziano ad essere incontenibili mi lascia e vado in cerca di un tavolino ideale, un po’ defilato, dal quale posso osservare tutto il viavai ma senza essere al centro dell’attenzione. Sono affascinato e stupito da quella moltitudine di gente tanto che mi sono chiesto dove risiedano sull’isola, visto che e’ quasi impossibile incontrarle in altri posti se non lì.

Fuori sotto a un ombrellone e un caldo che inizia a farsi opprimente, un DJ suona l’immancabile musica elettronica, qualcuno cerca l’affare tra le bancarelle, altri chiacchierano, fumano e si rilassano.

Io mi bevo una shandy (che poi sarebbe la nostra panache’, ma con la bevanda al limone) e penso che in fondo e’ nelle piccole cose come queste che si trova la felicita’.

Tratto dal libro di Gian Luca Marino Ibiza misteriosa con le storie di Davide Traversa Undici Edizioni

Fotografie di Gian Luca Marino

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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