Diario coronavirus /7

Sette, è passata una settimana da quando ho iniziato questo diario. 

Oggi tempo nuvoloso e freddo al mattino, al pomeriggio è uscito il sole.

Ho iniziato il post come si comincia un tema di quinta elementare.

Esco bardato di tutto punto, giacca pesante. Ho il terrore di prendermi anche un semplice raffreddore.

“Forza italiani” intitola oggi Repubblica in prima pagina.

Penso che in questi giorni ci sia un risveglio dell’amore per il nostro paese che non è da intendere come nazionalismo, ma come un riappropriarsi di culture, abitudini, gesti, bellezza e narrazione che da sempre hanno contraddistinto questa nazione.

Stamattina ho fatto la spesa.

Fuori dal supermercato una fila ordinata, rispettosa, tutti con i guanti e le mascherine.

Sono entrato e io e il commesso alla cassa, che ci conosciamo da tempo visto l’assidua frequentazione di quel supermarket, ci siamo salutati con lo sguardo dietro le nostre rispettive mascherine.

La spesa è una corsa contro il tempo rispettando le distanze di sicurezza. 

Si va a colpo sicuro, i giorni del cazzeggio tra gli scaffali è finito. Sappiamo esattamente cosa prendere. Prima di uscire mi è capitato di dare un’occhiata dentro al cestino, quello che c’è prima dell’uscita. Era pieno di bigliettini scritti a mano con le cose da comprare. Li avrei raccolti uno a uno, li avrei letti e poi li avrei conservati all’interno di un taccuino.

Le liste della spesa sono intime: ci sono scritti i bisogni e i desideri di ognuno di noi. Così come mi capita di spiare quello che la gente mette dentro al carrello e fantasticare su quello che le persone mangeranno a colazione, pranzo e cena.

Nel pomeriggio mi sono sentito con un’amico d’infanzia per telefono. Sono venuto a sapere che un nostro compagni delle elementari è stato ricoverato in ospedale per questo maledetto coronavirus. Ci sono rimasto parecchio male. Quando il male tocca da vicino, colpisce persone che conosci, fa ancora più paura. 

Per fortuna è migliorato e sembra essersi ripreso. Lo voglio sentire presto.

Mi sono arrivate delle fotografie di una campagna dalla lontana terra di Sicilia. Mi fanno stare bene quelle immagini, mi danno un senso di pace, di serenità.

Oggi stavo facendo delle considerazioni riguardo al futuro, spero prossimo, appena usciremo da questa situazione.

Penso che tra le molte cose si consolideranno ancora di più due tendenze:

1 – le persone si sposteranno dalle grandi città alle campagne invertendo la tendenza. Il bene primario non sarà tanto la liquidità economica quanto avere autonomia per i beni di prima necessità e vivere una vita più tranquilla e rilassata a contatto con la natura.

Mia nonna a casa teneva sempre un orto e per un ungo periodo aveva un pollaio con le galline. Avevamo ortaggi, fragole e uova fresche tutti i giorni.

2 – Il turismo si trasformerà a, passatemi il termine, “chilometro 0” ossia si tenderà ad esplorare e riscoprire i territori più prossimi a noi, nell’arco di circa cento chilometri perché viaggiare distante costerà sempre di più, ci saranno più restrizioni e una certa paura di base.

Questo secondo punto è uno spunto di riflessione per un prossimo post.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: