Diario coronavirus /3

Tanto tempo fa, erano gli anni Ottanta, ero in vacanza in montagna con i miei genitori e un’altra famiglia. Alloggiavamo in una casa isolata. Era gennaio. Quella sera scese così tanta neve da farci rimanere tagliati fuori da tutto per quattro giorni. Avevamo le provviste e legna per scaldarci per una settimana. I primi due giorni furono entusiasmanti. Poi l’entusiasmo svanì e non vedevamo l’ora di uscire.

Ecco, in questo periodo mi è successa una cosa simile. Ora, non dico che questi giorni siano divertenti, ci mancherebbe, ma il fattore novità subentra anche nei giorno più bui per poi esaurirsi inesorabilmente.

Questa mattina mi sono accorto che in cortile c’è un masso enorme, pesantissimo e misterioso. 

Ne ho scritto qui

Per il resto è una continua lotta contro il trascorrere troppo lento del tempo.

Sono andato in edicola a prendere alcune riviste anche se ho letto pochissimi articoli.

Penso di aver compreso perché, da accanito e onnivoro lettore, in questi tempi sono così restio alla lettura. Per leggere ho bisogno della giusta concentrazione e tranquillità. In questi giorni ho il pensiero fisso sull’emergenza e quindi appena inizio una lettura inesorabilmente, come una nevrosi. mi si accende un allarme nella testa che mi chiede:”Cosa sta succedendo? A che punto siamo?”

Quindi non riesco a proseguire.

Scrivere invece no, mi aiuta.

Dopo pranzo è arrivata una sorpresa: un piccolo barbecue ordinato online. Sembrava Natale, mi sono messo subito a montarlo fantasticando su quale carne cuocere sopra. Ho già individuato i tagli e dove acquistarli.

Il meteo non è clemente. Ho sempre pensato che il tempo sia la cosa più cinica che esista. Ma è mai possibile che a gennaio abbiamo avuto giornate primaverili e adesso che è primavera siamo in inverno proprio con questa emergenza in corso? Dio ci vuole punire? Sono discorsi da bar lo so ma intanto sono settimane che il bar non lo vedo più. A proposito del creatore, oggi ho seguite in televisione l’Urbi et Orbi di Papa Francesco in una Roma deserta.

Credenti o non credenti solo un imbecille potrebbe rimanere indifferente o criticare un evento storico di una portata così enorme.

Le immagini scaturite dalla diretta televisiva rimarranno impresse per sempre nella storia con un significato profondo. Tutto era tragicamente perfetto: la solitudine, il senso del vuoto, la pioggia, il suono delle campane che contrastava con quello delle sirene delle ambulanze e quel crocifisso che normalmente è ospitato dalla chiesa di San Marcello al Corso, a Roma, e che nel 1522 fu portato in processione attraverso la città dai fedeli durante un’epidemia di peste. 

Mi sono commosso.

In serata è anche arrivato l’aperitivo, il sacro e il profano, portato con il servizio di consegna gestito dal bar dove fino a qualche settimana fa ci servivamo. Fa impressione vedere Luca arrivare bardato con guanti e mascherina a distanza di sicurezza senza quasi poterci nemmeno salutare.

Dopo l’aperitivo una delle telefonate di rito della giornata per tenersi in contatto con una terra che adoro: la Sicilia.

Domani è sabato ma qui ormai tutti i giorni sembrano essere quelli di un weekend a tempo indeterminato.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

One thought on “Diario coronavirus /3

  1. Leggere dell’aperitivo a casa mi ha fatto pensare a quanto l’essere umano, bisognoso di certezze, punti fermi e rituali rassicuranti, sia capace di riorganizzare la propria esistenza a seconda delle necessità. Nella giornata di ognuno di noi si è creata una sorta di scaletta che si è sostituita a quella della normalità, fatta di lavoro, contatti sociali e famiglia. Le piccole cose sono diventate una sorta di evento, e questo vale anche per me. La mia mattinata della vita ordinaria, iniziava col portare il bambino a scuola, andare dalla panettiera/barista per il pane e un caffè, la spesa se ce n’era bisogno e poi a casa a studiare e organizzare il lavoro. Se avevo dei gruppi uscivo la mattina prestissimo per concedermi il caffè fuori in una sorta di bolla silenziosa, prima che la vita del resto del paese si svegliasse. Adesso la mattinata è impegnata a seguire mio figlio nel disegno, nel proporgli attività che gli diano la sensazione di continuare il percorso portato avanti alla materna. Intanto si rincorrono i messaggi di colleghi, amici, gli aggiornamenti sulla borsa del coronavirus, sempre in attesa di buona notizie. Stamattina è arrivata la spesa dalla panettiera, a domicilio, e che bello vedere il volto del figlio della panettiera, Daniele, mezzo nascosto dalla mascherina, imboscato dentro il furgone, e salutarsi a tre metri di distanza, un “ciao, tutto bene? Stai attento! Ci vediamo alla prossima consegna”. Io ero sempre io, lui era sempre lui…ma eravamo diversi, noi che da sempre ci salutiamo a pacche sulle spalle. Stare distanti è quasi innaturale, ma lo facciamo già istintivamente. Poi il pranzo, il caffè e, alle 15 la videochiamata con l’amica/collega, per parlare di noi, di lavoro, di rabbia e speranze. Per concludere poi con un “ci sentiamo alle 18 per la conferenza della Protezione Civile”. E il pomeriggio passa tra il PC, le partite a calcio ik cameretta, i capricci, le lotte. E arrivano le 18, la cena è già in preparazione, posso collegarmi con la mia amica e discutere insieme sulle parole della Protezione Civile. Poi si cena. Si mette a letto il bambino. Preparo le mie Pillole di Piemonte e mi siedo nel silenzio per il terzo appuntamento della giornata, le Passeggiate nel Mistero. Me lo gusto tutto, ci penso, e mi immagino di passeggiare per davvero. E poi vado a letto, accendo la TV e lascio che il rumore diventi un sottofondo. Nei miei sogni esco, eccome se esco. Ma nella mia mente il mondo fuori non c’è più. La realtà si è come cristallizzata, come se questo fosse uno stato perenne. Probabilmente mi serve per non tormentarmi su un dopo che nessuno sa dire quanto dopo sia. Per ora so che tra qualche minuto o qualche ora uscirò, in modo onirico, e mi sveglierò domattina, nuovamente in questo microcosmo, una piccola gabbia dorata con sbarre invisibili, quelle più insidiose.

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