Dalt Vila Ibiza

Un senso di libertà, pace, serenità, apertura agli elementi della natura. Sarei rimasto lì per tutta la vita. Questo è quello che ho provato quando per la prima volta mi sono affacciato dal piazzale panoramico a Dalt Vila.

Il mare, i gabbiani, il cielo, le navi che lentamente entravano e uscivano dal porto, le suggestioni mediterranee della città vecchia mentre osservavo dall’alto la parte bassa.

Negli anni a venire, ogni volta che sono a Ibiza, dedico una parte della giornata a una passeggiata in Dalt Vila.

Ho un rapporto molto profondo con questa parte di Eivissa perché qui ho l’impressione di immergermi in profondità nella storia più intima ed antica della città. E poi mi sembra di poter osservare tutta la Isla dall’alto.

In particolare mi piace andare verso il tramonto quando inizia a tirare un vento che sembra penetrarmi nell’anima.

Adoro osservare le luci del porto come osservare le persone che si muovono nelle vie della città bassa pensando che ognuna di esse ha una storia che sta vivendo, ancora da vivere o comunque da raccontare.

Dalt Vila è la città vecchia, il complesso costruito attorno all’altura dove sorge la cattedrale. Una salita rapida e a tratti scivolosa porta all’entrata principale dove si trova Il Portal di Ses Taules con la piazza d’Armi dove, alcune persone mi hanno raccontato l’avvistamento di fantasmi che sembrano ricordare gli antichi soldati di guardia.

Sulla scalinata era solito dipingere Antoni Marí Ribas “Portmany”, il grande pittore ibizenco.

La porta risale al 1585. Sopra al Portal collocarono una grande lapide di pietra che rappresenta le armi e le insegne reali sotto il dominio spagnolo come Austria, le Fiandre, il Portogallo e la Sicilia.

Sotto è stata posta un’iscrizione in latino che ricorda la fine del periodo della costruzione principale con la data del 1585. L’ariete situato sopra la parola “Catholico” si riferisce all’ordine di Toison de Oro che durante la riforma escluse tutti gli eretici. Il beneficiario attuale del titolo è Juan Carlos I.

Fu il re Filippo II che ordinò, nel XVI secolo, la costruzione delle mura e della fortezza allo scopo di fermare le continue invasioni e saccheggi da parte dei pirati.

Le mura sono state  progettate dall’ingegnere italiano Giovanni Battista Calvi e si sviluppano in sette bastioni: Santa Lucia, Sana Tecla, San Bernardo, San Giorgio, San Giacomo, Porta Nuova e San Giovanni.

In Dalt Vila, nei secoli, ci sono state presenze cartaginesi, romane, vandale, bizantine, musulmane e catalane.

Arrivati alla porta, dopo averla oltrepassata, si gira a destra e dopo pochi metri si possono scegliere due percorsi. Nel primo si prosegue diritto e si sbuca nell’antica piazza d’armi preludio ad un labirinto di vie strette ricche di negozi, boutique e locali. Nel secondo si cammina per tutto il perimetro delle mura per arrivare allo spiazzo panoramico da dove si ha una magnifica veduta sul porto e sulla parte bassa della città.

Salendo verso il mirador dedico sempre una sosta per salutare la statua di Isidor Macabich un nome molto noto a Ibiza.

Macabich fu uno storico, uno scrittore, un poeta, un prete e un giornalista de il Diario de Ibiza. Nacque nella città di Ibiza il 10 settembre del 1883, in una famiglia moderatamente benestante.

A chi gli chiedeva se provenisse da qualche famiglia nobile ibizenca, Macabich rispondeva:

A Ibiza non ci sono nobili. Siamo tutti o figli di marinai, figli di contadini o figli di puttana

Il ramo materno di Isidor era ibizenco e antico, ma il lignaggio Macabich – che scomparve dall’isola con la sua morte – ebbe origini lontane, probabilmente slave. Nonostante questa origine, la famiglia di suo padre fu radicata in Spagna Suo nonno, un ufficiale di marina, era nativo di Cartagena.

Dopo aver ricevuto un’istruzione primaria, Isidor si unì, ancora giovane, al seminario diocesano. La sua vocazione religiosa, inizialmente influenzata, probabilmente da alcuni problemi familiari, maturò col tempo e fu confermata dall’ordinazione del sacerdozio nel 1907. Isidor Macabich fu un prete molto attivo nel contesto sociale e politico che avrebbe portato alla guerra civile. Egli fu sempre focalizzato da una prospettiva marcatamente di destra. Le lezioni al Seminario e all’Istituto Nazionale e, soprattutto, il giornalismo furono per lui altri modi per  influenzare il progresso della società di Ibiza di cui divenne un simbolo. 

Tra le vie di Dalt Vila hanno trovato casa e centro di affari aristocratici, uomini del clero, intellettuali e commercianti ma, per un certo periodo, vissero famiglie molto povere, come citato anche da Villangómez. Passato il secondo portale, dove vi è una statua romana senza testa, il muretto finisce con una famosa pietra chiamata  “Es Piló”, spesso citato come luogo per incontri.

Il Municipio cittadino occupa oggi parte di un antico convento dominicano, costruito tra i secoli XVI e XVII, di cui si conserva ancora la chiesa di Santo Domingo. La costruzione del convento iniziò nel 1592 e venne affidata a un gruppo di maestri costruttori genovesi. L’edificio si estende intorno a due chiostri, che mettevano in comunicazione gli ambienti restanti: celle, refettorio. I monaci dominicani vennero espropriati definitivamente nel 1835. Da allora, il convento è stato destinato a usi diversi: ospedale, prigione, collegio e municipio. L’attuale Municipio è situato in quello che era il refettorio dell’antico convento.

Sul punto più alto della collina si trova il castello che venne costruito dai musulmani nel secolo VIII.

La Cattedrale è un edificio che nasce in stile gotico tra il XIII e XIV secolo dedicata a Nostra Signora delle nevi. Ma perché visto che Ibiza non è di certo celebre per le nevicate?

Il nome si deve ad un voto fatto nel 1235 dalle truppe catalane prima della conquista dell’isola. I vertici dell’esercito catalano avevano infatti promesso di dedicare un tempio alla Vergine più vicina alla data della conquista avvenuta l’8 di agosto.

Nostra Signora delle Nevi si celebra il 5 di agosto e divenne quindi patrona della città.In Dalt Vila si trovano anche il Museo Archeologico, quello Diocesano, il Museo d’Arte Contemporanea e il Puget.

In Dalt Vila ricordo in particolare una passeggiata serale in compagnia di Davide Traversa. In pieno dicembre  eravamo avvolti da un’atmosfera unica e intima con le strade quasi deserte, le luci soffuse e ovattate che presagivano storie di fantasmi, di streghe e altre sorprese.

La storia di Davide Traversa

Nella salita verso la Cattedrale di Dalt Villa, si incontra uno dei segreti meglio celati dalle antiche mura. Attraverso una piccola scalinata si sale in questo vicolo, in cui ci si imbatte subito in una cosa molto curiosa: il battacchio di un portone dalla strana forma di una testa di un uomo con gli occhiali.

Quando lo vidimo io e Gianluca durante una delle nostre esplorazioni, rimanemmo molto incuriositi. Ovviamente, mistero assoluto sul significato di quello strano oggetto. Quella viuzza finiva contro un muro e pareva un vicolo cieco ma in realtà a sinistra continuava con una via sterrata, chiusa tra le case e le mura, una via oscura (era notte) che non si capiva dove andasse a finire. Lì per li non ci demmo molta importanza e tornammo indietro. Qualche giorno fa curiosando su internet ho scoperto che quella via ha un nome molto particolare: Calle de la Soledad (via della Solitudine) e che cela una leggenda antica, di cui parla Caros Garrido nel suo libro Eivissa Magica.

Si narra che in questa viuzza nascosta abitasse una strega. Una donna disperata per essere stata abbandonata dal suo amante, andò a chiederle aiuto. Lei la fissò negli occhi e le disse che se davvero desiderava recuperare il suo amato, doveva farsi coraggio e presentarsi nell piccola viuzza poco prima della mezzanotte. Alle 12 si sentirono le campane della cattedrale e una voce straziante ruppe il silenzio della notte. Si suppone fosse la voce del demonio con la quale la donna fece un patto. Il giorno dopo il marito tornò da lei.

Il fantasma del tunnel del Soto Fosc Ibiza.

Non é ben precisato l’anno. Ma si racconta che un ibizenco scettico, seguí una figura bianca e sottile per le strade di Dalt Vila, convinto che si trattasse di un contrabbandiere o di una signora travestita per un appuntamento. Arrivò fino al solitario Baluardo di Sant Bernat.

Lo spettro si girò, collocandosi nell’entrata del tunnel del Soto Fosc e invitando, con gesto lento e solenne, a entrare nel tunnel.

Terrorizzato, l’ibizenco si voltò e se la dette a gambe levate. Mai si seppe se si trattò di un fatto reale o di fantasia.

Il Baluardo di Santa Lucia ci appare oggi come uno dei migliori “mirador” sul porto, un luogo dove vengono celebrati festival e fiere. Nulla lascia presagire che nasconde un oscuro passato.

Alle pendici del Baluardo si trova l’edificio che secoli fa ospitava la polveriera e che fu teatro di un drammatico scoppio dovuto a un fulmine che lo colpì in pieno e che provocò 15 morti. Lo storico ibizenco Isidoro Macabich racconta a tal proposito questa leggenda :

Due artiglieri maiorchini si trovavano quella notte all’interno della polveriera giocando a carte, quando udirono dietro alla porta le grida di lamento di una capretta. Vista l’insistenza dell’animale decisero di aprirgli e di dargli rifugio. L’animale si accovaccio in un angolo e dopo poco si addormentò.Ma poco dopo, i due artiglieri videro qualcosa a cui stentarono a credere. Il capretto si era trasformato in un caprone che, fermo sulle 4 zampe, cresceva e cresceva. Aprirono la porta invocando alla Vergine. Una vecchia che salì in quell’istante sul balcone per tirare briciole, lo vide passare a grandi salti, alto come un mulo, sollevando scintille con i suoi martellanti zoccoli e un alone di luce verde”.

Pare inoltre che, come scrive Joan Castellò Guash in un opuscolo dedicato alle superstizioni ibizenche, tutta la zona ai piedi del Baluardo di Santa Lucia fu una zona di streghe e fantasmi. Una di queste apparizioni sarebbe avvenuta nel febbraio del 1952 proprio mentre Guash scriveva l’articolo.

In Ibiza, come in Maiorca, questo tipo di fenomeni sono conosciuti come sortir por (letteralmente: uscire dalla paura). Il fantasma, folletto o fenomeno spaventoso viene chiamato sa por (la paura).

Un’altra storia molto conosciuta, raccontata sempre da Macabich oltre che da molti altri personaggi ibizenchi, ha per protagonista un uomo che viveva vicino a Sa Carrossa, la piazza dove oggi si trova proprio la statua dello storico ibizenco.

Una notte d’inverno, un uomo stava facendo ritorno alla sua casa di Dalt Vila, avvolto nel suo pesante cappotto e respirando profondamente. Veniva dalla zona di Figueretas e durante il cammino aveva incrociato una donna alta, vestita di nero, quasi a lutto e con un velo sulla testa che le faceva intravedere solo i suoi occhi brillanti come vetro. L’uomo aveva molta fretta e aveva affrettato il passo, attraversando il Puig d’es Molins e arrivando in poco tempo al Portal Nou. Per questo si sorprese quando vide, poco davanti a se, la stessa donna che stava entrando nell’Alameda (quella che oggi è il Paseo di Vara de Rey). Che cammino aveva mai preso per essere davanti a lui? L’uomo non si fece molte domande e continuò fino alla Marina quando, vicino alla Chiesa di Sant’Elm, si ritrovò di nuovo di fronte alla donna. Non poteva credere ai suoi occhi. La donna, come un’ombra uscita dalla parete, scivolava ora per le viuzze di Sa Penya. L’uomo imbocco quindi la salita che conduce alla Porta de Ses Taules, ma nella sua testa iniziava ad avanzare la paura. Sentiva come una presenza alle sue spalle. Entrato a Dalt Vila, con il sudore che già gli correva sulla fronte, si voltò di scatto ma non vide nulla. I suoi passi risuonavano sul selciato e si vedevano solo alcune ombre di persone lontane. All’arrivare a Sa Carrossa, gli si gelò il sangue nelle vene. La donna era lì, camminando stancamente per la salita, con la testa grave e inclinata. Perduto ormai il senno, l’uomo la sorpasso affannosamente e con passo scomposto, superò il Baluardo di Santa Lucia e arrivò alla sua casa, al lato della chiesa di Santo Domingo. Estrasse la chiave dalla tasca ed ebbe la malsana idea di voltarsi indietro proprio sulla soglia di casa. La donna era lì. Quasi impazzito dal terrore, entrò in casa correndo nel corridoio, corse al suo scrittoio e, nel mezzo della sala, ferma e immobile, come un incubo, quasi un’ossessione, ancora la donna. Immobile silenziosa. Dicono che l’uomo aprì furiosamente un cassetto, estrasse una pistola e sparò due colpi. Dopodichè cadde svenuto al suolo”.

Si dice che ancora molto tempo dopo, i suoi eredi mostravano agli ospiti della casa i due fori di proiettile.

In Dalt Vila si verifica anche un misterioso fenomeno: mulinelli di polvere, somiglianti a esseri invisibili in perenne conflitto con se stessi. Queste entità sono conosciute con il nome ibizenco di remolins de bruixa (mulinelli delle streghe).

Dentro le mura di Ibiza città, soprattutto vicino al baluardo di Santa Lucia, semina il terrore la misteriosa figura di El Medio, un fantasma maligno, molesto, dal terribile aspetto e dalla voce roca, con il viso scheletrico coperto da un cappuccio nero.

Quando appare El Medio si verificano visioni fantasmagoriche, si vedono strane luci, si sentono suoni cupi ed inquietanti.

Poco più in là del Baluardo di Santa Lucia, oltre al Convento di Santo Domingo si trova Plaza d’Espana. Questa piazza tranquilla, con un mirador meraviglioso su Sa Penya e Formentera, è sempre stato uno dei posti preferiti da chi sceglieva il suicidio come ultimo gesto. Come quello tragico di una ragazza di sedici anni che si lanciò da qui il 12 dicembre 1927. Il suo corpo fu trovato nella sottostante Baix de sa Penya. Brillava al sole e il mare era calmo. Al lato il fratello Alejandro, seduto sulla spiaggia, con la fronte tra i pugni..

Dalla piazza parte un tunnel che fu costruito durante la guerra civile spagnola come rifugio antiaereo e poi ampliato per arrivare oltre le mura, nella zona da dove parte un altro tunnel .

Tutta la zona del Soto, che si estende sotto le mura, piena di grotte e antri, fu usata come rifugio degli hippies negli anni 70.

Cristoforo Colombo era ibizenco. Detto così suona un po’ assurdo ma salendo la Calle Mayor di Dalt Vila per arrivare alla Cattedrale, esiste una casa con un pannello che recita: Casa Colom – Cristóbal Colon de Ibiza.

Al suo interno si trovano una serie di documenti, mappe e oggetti di navigazione, la maggior parte di essi appartenuti al giornalista ibizenco Nito Verdera, uno dei più forti sostenitori della teoria che il grande navigatore fosse nato sull’isola.

Pare inoltre che Colombo, abbia dato il nome di alcuni luoghi ibizenchi a piccole isole dei Caraibi. Come la venezuelana Isola di Margarita il cui nome, secondo chi sostiene questa teoria, dovrebbe derivare dallo splendido isolotto di Ses Margalides (quello per intenderci di fronte alla Puertas del Cielo). In ultimo, a San Antonio é stato costruito il famoso uovo che si vede nella rotonda, al cui interno si trovano le tre caravelle, in omaggio al navigatore che scoprì l’America. Verità o leggenda?

Altre pillole di mistero in Dalt Vila.

In Calle Ignasi Riquer 6 visse la scrittrice neozelandese Janet Frame

In Calle Santa Maria 8  vissero il pittore Frank el Punto e sua moglie Ingeborg. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1972, la donna aprì un teatro delle marionette all’interno della loro casa. Qui Ingeborg venne uccisa il 28 luglio 1976, a colpi di macchina da scrivere. Il fatto è conosciuto come il delitto delle marionette. Si dice anche che El Punto avesse contatti con importanti figure tedesche e con ex nazisti che vissero a Ibiza un rifugio dorato dopo la seconda guerra mondiale.

Il sottosuolo del mirador e della cattedrale sono un vasto cimitero dei secoli passati.

La Cappella di San Ciriac, nasconde una cavità profonda dove, secondo la leggenda, uscirono i cristiani nella battaglia vittoriosa contro gli arabi dell’8 agosto 1235. Ancora oggi é festa l’8 agosto, patrono di Eivissa. In realtà la conquista cristiana aprì un periodo nefasto e oscuro per l’isola, rispetto ai fasti dei fenici, dei cartaginesi e degli arabi (i romani entrarono in punta di piedi sull’isola e non lasciarono grandi tracce). Una tradizione di questa data é «Sa Berenada» una sorta di grande merenda all’aperto nella spiaggia del Puig des Molins, alle spalle di Dalt Villa.

Gli ebrei a Ibiza non furono mai perseguitati (cosa che avvenne in maniera tragica nelle vicine Maiorca e Minorca). Ibiza era molto tollerante.

La sede degli uffici del Sindaco si chiama anche Casa del Rey Moro e proprio qui nasce una storia di uno dei fantasmi più famosi della città vecchia di cui esistono solo pochi racconti orali.

Al Portal Nou venivano impiccati i condannati a morte.

Tratto dal libro di Gian Luca Marino Ibiza misteriosa con le storie di Davide Traversa Undici Edizioni

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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