Il Ponte Vittorio Emanuele I – Passeggiate nel Mistero a Torino

Dalla Gran Madre per arrivare in piazza Vittorio attraverso il ponte Vittorio Emanuele I entrando nella dimensione della città. Verso sera questo punto offre una vista meravigliosa con le luci della piazza che si rispecchiano nel fiume. 

Da un lato si nota un serpentone d’acqua che attraversa il tessuto urbano, dall’altra parte alzando lo sguardo si intravede da lontano la basilica di Superga.

Mi fa sempre una certa impressione sporgermi dalle balaustre per guardare la corrente che si infrange con violenza contro i piloni mentre a pochi metri transitano le auto e i tram con il loro sferragliare amplificato.

Prima del 1810 esisteva già un ponte, detto di Porta Po, che per quattro secoli era stato l’unico attraversamento del fiume esistente a Torino. Esso era malmesso, costruito in pietra e con rinforzi in legno a causa degli ingenti danni nel 1706 durante una piena del Po. 

Sulla direttrice del ponte esisterebbe la linea sincronica orizzontale B che entra a Torino da corso Francia, prosegue in corso Peschiera, giunge in piazza Castello e passando per via Po si inserisce in questo punto del fiume scorrendo poi verso Superga per uscire dalla città.

Il ponte che vediamo oggi fu fatto costruire da Napoleone Bonaparte per regalare a Torino, in un punto così strategico, un passaggio nuovo, con materiali diversi e più resistenti.

Quando Napoleone fu esiliato a Sant’Elena i lavori del ponte non erano ancora terminati. Le vicende storiche vollero che, nello stesso periodo, Vittorio Emanuele I rientrò trionfante a Torino.

La volontà dei torinesi fu di voler abbattere la struttura perché era di costruzione francese ma il sovrano disse: “Il ponte è fatto, che rimanga! È bello e ci è utile”.

Poi lo attraversò esclamando: “Io calpesto ciò che i francesi hanno fatto”.

Durante la costruzione del ponte, nel 1810, all’interno del pilone centrale fu murata una cassa di piombo che conteneva, a sua volta, una cassetta di legno di cedro che custodiva un piccolo tesoro: ottantotto medaglie e monete d’oro.

Da qui nacque la leggenda del tesoro nascosto nel ponte.

Il fatto non deve stupire più di tanto perché era una prassi molto in uso all’epoca.

Zona di transito, di passaggio, forse non solo di vivi, ma anche di anime di persone defunte. Sono almeno tre i testimoni che mi hanno raccontato, a notte inoltrata mentre passeggiavano, di aver visto impercettibili e fugaci ombre che attraversavano il ponte da un lato all’altro.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

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