Diario coronavirus /2

La dilatazione dello spazio e del tempo. Questo sto vivendo ai tempi del coronavirus.

Al mattino mi alzo cercando di tenere gli stessi orari dei tempi ormai andati e poi passeggio per mezz’ora in cortile leggendo le notizie e i Social.

Scatto una fotografia, scrivo una breve didascalia e la posto.

È curioso notare come, pur in uno spazio circoscritto, riesco a far caso a particolari che prima tendevo a non considerare.

Passeggio e conto i passi in un loop ipnotico che mi piacerebbe non avesse mai una fine perché questa dimensione mi rassicura.

Sono alla costante ricerca di un piacere. Non importa quale. Una sigaretta, un caffè fatto in casa, una notifica Social, il canto degli uccelli, la fioritura delle piante, la musica.

Stamattina portando fuori il cane a pochi metri da casa sono arrivato fino all’edicola. Era una vita che non compravo un quotidiano. Ho scrutato con sguardo maniacale i giornali impilati, ho scelto, ho soppesato le monete nel portafoglio e sono tornato orgoglioso a casa con il mio quotidiano sottobraccio. Pi mi sono messo seduto a tavola, mi sono perso un’altro caffè e ho letto ogni articolo, ogni riga in un’orgia di parole. Mi piace l’odore della carta stampata.

Oggi giornata di viaggi. Sì perché oltre l’edicola sono andato dal macellaio dove dovevo acquistare della carne per i giorni successivi. Ormai non si improvvisa più. Ogni pasto della settimana è scritto e deciso e la spesa la si fa in funzione di esso.

Il macellaio dove mi servo non è distantissimo ma neanche tanto vicino a casa mia. A dir la verità compro la carne in due posti ma l’altro è troppo lontano e non mi va di prendere la macchina. Così sono andato a piedi e mi sembrava di essere arrivato fino a Milano. Per strada pochissima gente. Il negozio dove prima facevo la fila era praticamente vuoto. Ho scambiato due chiacchiere con i proprietari. Non erano le solite parole di circostanza, era qualcosa di più intimo e profondo, quasi una confidenza.

In tempi come questi mi ha rassicurato il fatto di vedere il banco frigo pieno di carne.

Ricorso ancora i racconti di guerra che mi facevano i miei nonni: non c’era niente, gli alimenti scarseggiavano e bisognava rivolgersi al mercato nero. 

Mia nonna mi aveva raccontato che un giorno, lei e mio nonno erano andati da un tizio che vendeva il vino. Erano parecchi giorni che non ne bevevano. Sono riusciti a prenderne solo un bottiglione e se lo sono sgolato per la strada talmente avevano sete.

La nostra invece è una guerra non convenzionale. Il dramma più grande è essere chiusi in casa. Penso che ai miei nonni verrebbe da ridere. ma allora perché tutta questa sofferenza? La casa non dovrebbe essere il nostro rifugio?

Sì ma ci manca la controparte del fuori casa. Non esiste il bene senza il male, la luce senza le tenebre, il bianco senza il nero e così via. L’essere umano non è fatto per le forzature. E così senza il fuori nemmeno il dentro.

Dopo pranzo mi sono addormentato sul divano. Era una vita che non succedeva. Un sonno breve ma profondo, fatto di sogni. E quando uno sogna vuol dire che l’abbiocco è pesante. Eppure non sono fisicamente stanco. Mentalmente nemmeno, forse stressato. Avevo bisogno di staccare e pensare ad altro.Dormire è il miglior metodo perché non devi sopportare la fatica di pensare.

Anche se è già primavera oggi faceva freddo e la cosa mi infastidisce. Io che uscivo senza curami di sciarpe e cappotti, adesso sto sfiorando l’ipocondria. Ho il terrore di ammalarmi, di avere sintomi che potrei interpretare come quelli del coronavirus e non so se reggerei questa pressione. Così anche per andare in cortile a prendere qualcosa mi bardo con il giubbotto pesante.

Dopo la pennichella ho scritto, ho aggiornato il blog. Non so perché ma non riesco a leggere libri. Queste sarebbero le condizioni ideali e invece no. Ho solo voglia di scrivere. 

Poi le telefonate. In una di esse ho ricordo un pranzo domenicale in Sicilia in pieno ottobre mentre fuori diluviava e noi eravamo al caldo in un cassetto di campagna a gustare prelibatezze. Questo pensiero mi ha fatto bene, mi ha rifocillato.

Ho ascoltato del jazz. Poi è arrivata la cena e ora le tenebre. Dormo bene. Di notte il lato razionale abbandona la mente per quello metafisico. I sogni sono un viaggio. Un’evasione. Domani se ne riparla.

Pubblicato da Passeggiate nel Mistero - Gian Luca Marino

Gian Luca Marino scrittore e reporter del mistero

2 pensieri riguardo “Diario coronavirus /2

  1. Hai parlato di una sorta di guerra con un nemico invisibile. Ma la guerra è anche quella dentro le nostre case. Sparati letteralmente dentro un universo spazio/tempo che ha perso i suoi contorni reali. Tutto sembra avvolto in una bolla, e l’unico confine tangibile sono le mura di casa. E se per alcuni questo può essere il tempo per fermarsi, per le tante famiglie con bambini piccoli questo è un momento in cui non esiste più un momento di stop, un sedersi a bere un caffè prima di riprendere a lavorare. Tutto ruota intorno alla girandola impazzita di bambini che, completamente dimenticati dalla società, vedono riconosciuta la passeggiatina al cane, mentre loro guardano il mondo dalle sbarre di un balcone, o dalla finestra, se fa freddo. E tra questi bambini ci sono anche i figli degli operatori sanitari, che la sera non possono ricevere una coccola perché si teme di infettarli. Da adulto patisco il non avere più la possibilità di lavorare, e lo patisco ancor di più perché non ho un datore di lavoro a coprirmi le spalle, seppur se con una coperta corta. Ma ancor di più patisco io non aver modo di fermarmi a riflettere, a studiare, a concentrarmi sul futuro che pretendo ancora di avere, se non la sera, quando mio figlio, stanco di colorare l’ennesimo disegno su fogli di recupero (e bisogna anche stare attenti a non fare disegni troppo grandi, perché i big hanno deciso che album e pennarelli così come quaderni e libri non sono generi di prima necessità, salvo garantire la continuità didattica sui rotoli di carta igienica), crolla in un sonno nervoso. Ecco, io da domenica 8 marzo non esco da queste mura, il mio comune con dei fantastici volontari porta a domicilio tutto, dalla spesa alle medicine. Il mio viaggio più lungo è al cancello per ritirare i pacchi viveri. Andare a buttare la pattumiera è una sorta di gita. L’arrivo della panettiera a domicilio mi cambia la giornata, perché in quei tre minuti in cui fa la consegna riesco a concentrare le chiacchiere di una settimana, un po’ bofonchiate da dietro le mascherine. Mai come in questi giorni vorrei abbracciare panettiera e macellaio, prendere un caffè con la farmacista. Ma anche portare loro la tazzina fumante mentre ti portano la spesa è sconsigliato. Mia madre ha vissuto la seconda guerra mondiale, tutta. Ma dice che questo è peggio, perché allora si esorcizzava la paura nelle stalle, tutti insieme, parlando come oggi di storie del mistero. Ha 84 anni e le sembra che il mondo vada al contrario. “Tanta tecnologia e tanti mezzi e non saper prevenire i disastri. Mio papà mi raccontava della Spagnola, ma mi sembra che non siamo diventati più furbi, da allora” dice. Parole semplici, forse ingenue, che rimbalzano contro le pareti di questa casa e tornano come un’eco nelle mie orecchie. E se avesse ragione lei?

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    1. Grazie Emanuela per la tua preziosa testimonianza. Già…il problema, oltre ad essere il presente, è anche il futuro del tutto incerto e al quale non possiamo più aggrapparci. vivere alla giornata ma vivere o forse sopravvivere , per ora è così

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